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Giudici dei provvedimenti coercitivi: "Riportiamoli a quattro"
Giudici dei provvedimenti coercitivi: "Riportiamoli a quattro"
Giudici dei provvedimenti coercitivi: "Riportiamoli a quattro"
Redazione
8 anni fa
Ghisletta e Ducry chiedono di modificare la legge sull'organizzazione giudiziaria per ripristinare il loro numero

Ripristinare il numero di giudici dei provvedimenti coercitivi. È quanto chiede un'iniziativa parlamentare elaborata, inoltrata da Raoul Ghisletta (PS) e Jacques Ducry (Indipendente) e sottoscritta da altri 11 deputati (Ay, Bang, Bosia Mirra, Delcò Petralli, Garobbio, Lepori, Lurati Grassi, Maggi, Pugno Ghirlanda, La Mantia, Storni). 

Un'iniziativa che arriva dopo il voto del Gran Consiglio del 20 settembre 2016, che con 53 voti contro 21 e 3 astensioni aveva approvato la modifica dell’art. 70 cpv. 1 della Legge sull’organizzazione giudiziaria per la riduzione da 4 a 3 del numero dei giudici dei provvedimenti coercitivi. Contro la modifica, ricordando gli iniziativisti, è stato promosso dai giuristi VPOD e dalle forze progressiste un referendum che ha raccolto 8’727 firme ed il 46,3% dei voti delle cittadine e dei cittadini in data 10 febbraio 2017.

"I fatti hanno successivamente dimostrato nel 2017-18 che i timori avanzati dai referendisti si sono rivelati fondati" sottolineano Ghisletta e Ducry, aggiungendo che nel frattempo sono state prese decisioni "che aumenteranno il carico di lavoro dei giudici dei provvedimenti coercitivi, come avvenuto nella recente modifica della legge polizia". Nell’ambito della sessione di dicembre 2018 del Parlamento, evidenziano i due deputati, "la criticità del carico di lavoro dei giudici dei provvedimenti coercitivi è stata riconosciuta anche dai portavoci di alcuni gruppi politici che avevano sostenuto la riduzione dei giudici nel 2016". 

Pertanto con l'iniziativa chiedono di modificare l’art. 70, cpv. 1 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, per ripristinare il numero di giudici dei provvedimenti coercitivi esistente sino al 2016.

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