
Incontriamo Giovanni Jelmini in un ristorante nel cuore della Sagra di San Provino ad Agno. Il Mattino della Domenica ha pronosticato il PPD, a causa della crisi del PLR, come nuovo partito di maggioranza relativa. E lui in Consiglio di Stato con Paolo Beltraminelli. Per Jelmini si tratta di un “regalo avvelenato” da liquidare con una battuta: “Il Mattino ci assegna due Consiglieri di Stato. Ma a meno di tre ministri non sono interessato…”. E ride. Il PPD nelle ultime settimane è rimasto ai margini della cronaca politica, segnata dalle polemiche per la nascita di Incontro Democratico. Che Jelmini giudica così: “La libertà di formare delle associazioni è garantita dalla Costituzione, perciò è legittimo, ci mancherebbe. Tuttavia più che Incontro Democratico l’avrei chiamata Incontro di Sinistra. Perché alla fine si tratta di questo”. Per Jelmini non si può non sospettare un’operazione elettoralistica dietro la nascita dell’Associazione. “È lo stesso gruppo che si è battuto per l’elezione di Sadis e per il ticket Marty-Cavalli”, dice. Poi commenta le divisioni sul tema tra Gabriele Gendotti e Laura Sadis: “Le divergenze tra Sadis e Gendotti su Incontro Democratico di sicuro non favoriscono la conduzione del Governo. Se fossi stato nei due ministri sarei stato più cauto nel prendere posizione. E poi tutte queste liti all’interno del PLR non sono buone per nessuno. Anche a noi manca un interlocutore serio all’interno della politica” La campagna elettorale azzurra è molto legata alla decisione o meno di ricandidarsi di Luigi Pedrazzini. Nel caso il ministro lasciasse Jelmini è pronto a candidarsi? “Se dovesse porsi questa eventualità ci penserei, per il bene del partito e per il lavoro svolto in questi anni. Quindi, sì. Farei una riflessione”.Il presidente azzurro annuncia di voler applicare una certa flessibilità sulle candidature in Gran Consiglio: dove molti deputati, tra cui lui stesso, Beltraminelli e Fabio Regazzi, ad esempio sono in scadenza di mandato, per gli statuti. Per quanto invece riguarda i temi della campagna azzurra, questa è la priorità: “Per noi il tema numero uno è quello dell’occupazione. E su questo intendiamo lavorare”. Chiudiamo con l’attualità e il futuro prossimo dell’agenda politica. Primo, capitolo amnistia. Il PPD è pronto a fare un passo indietro se a sostenerla saranno solo due partiti di Governo, loro e il PLR: “Bisogna considerare innanzitutto che si tratta di un’amnistia monca. E poi, come abbiamo sempre detto, deve essere un provvedimento largamente condiviso. Se così non sarà, come appare, bisognerà fermarsi e valutare bene cosa fare”. E altolà pure al pacchetto di 120 milioni di risparmi annunciati dal Governo: “Non è il momento di caricare le spalle dei cittadini ma neppure risparmiare tanto per risparmiare. Non bisogna avere il dogma del debito pubblico. Perciò saremo molto critici”. AELLE
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