Cerca e trova immobili
Ticino
Giovanni Jelmini restituisce i proiettili
Redazione
16 anni fa
Show del presidente PPD alla cerimonia per il 120esimo della morte di Luigi Rossi, il ministro assassinato dai radicali

Sala del Gran Consiglio e tribune gremite come non mai, questa mattina a Bellinzona. Deputati, ministri, dirigenti, di ieri e di oggi. Bandella e cori. Passione da stadio per nulla sopita nonostante sia passato oltre un secolo. Tutto l’orgoglio di essere PPD attraverso la commemorazione di quello che gli azzurri considerano un martire. Presidente in testa. E allora, centoventi anni dopo, Giovanni Jelmini, restituisce qualche pallottola. Questa volta, fortunatamente, solo verbale. In occasione della cerimonia per il 120esimo della scomparsa di Luigi Rossi, il consiglieri di Stato conservatore assassinato all’età di 26 anni a Palazzo delle Orsoline dai rivoluzionari radicali, socialisti e anarchici, il presidente PPD ha cannoneggiato contro gli avversari di oggi. Che poi sono quelli di ieri. Perché saranno anche passati 120 anni ma, ha spiegato Jelmini, “la storia sembra talvolta ripetersi. Non più, grazie al cielo, sotto forma di assassini o violenza fisica, quanto piuttosto mediante l’esternazione e la manifestazione di sentimenti di fastidio e, talvolta, di vero e proprio astio da parte di taluni che oggi, esattamente come alla fine del 1800, esprimono la propria ostilità al nostro Partito e ai valori che difende”. Jelmini ha puntato il dito contro i radico-socialisti. Nella lista dei “nemici” il presidente del PPD iscrive il quotidiano la Regione, il Gran Consigliere Franco Celio (“Non si capisce se fa più danni da deputato o da maestro…”, ha detto il presidente azzurro) e, su tutti, il partito socialista e il suo presidente Manuele Bertoli. Jelmini è tornato sul caso Ravi e “sugli strumentali attacchi moralisti da parte della dirigenza del Partito Socialista, in continua ricerca della pagliuzza nell’occhio azzurro, pur di non accorgersi della trave in quello rosso. Poi il presidente azzurro ha richiamato i suoi sulla campagna elettorale e sugli obbiettivi “Manuele Bertoli – ha detto Jelmini - ha dichiarato recentemente che il PS dovrà fare tutto il possibile per ottenere un voto in più del PPD e questo per poter mantenere le mani strette strette sul DSS. La motivazione degli obiettivi elettorali del Presidente del PS - preoccupato non tanto del bene o dello sviluppo di questo Cantone quanto piuttosto della conservazione di una posizione di potere – è poco nobile ed è piuttosto limitata”. "Il PS – ha aggiunto il presidente azzurro - gestisce da ormai più di quarant’anni il Dipartimento Socialità e Sanità e lo considera come una sorta di riserva privata e farà tutto il possibile per mantenere le sue posizioni di potere a discapito del buon funzionamento di un settore tanto delicato e importante. Dobbiamo assolutamente rompere con queste dinamiche”. “Lo Stato – ha concluso Jelmini - è proprietà dei suoi cittadini ed è al servizio dei suoi cittadini. E in quanto tale – e qui sta la differenza sostanziale del nostro pensiero rispetto a quello radico socialista – in quanto tale lo Stato deve rispettare la libertà dei suoi cittadini e deve valorizzare - al meglio e il più possibile - le loro capacità, la loro creatività, la loro iniziativa, delegando i compiti e le mansioni che i cittadini sanno assolvere bene e, se e quando necessario, sostenendoli anche materialmente. Non quindi uno Stato che mortifica”.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata