
Il Caffè della domenica dedica oggi la sua rubrica "storie e volti" all'ex vicesindaco di Lugano e madrina del Lac Giovanna Masoni Brenni. Tutti sanno che mentre faceva parte del municipio di Lugano si è battuta con grande coraggio per la progettazione e la realizzazione del centro culturale di Lugano.
La politica è comunque stata inflessibile nei suoi riguardi, e non appena è uscita dal municipio, le è stata negata la continuità della presenza nel ristretto gruppo di politici e di specialisti ora responsabile della strategia culturale, ma non solo, del Lac. Una esclusione certo non facile da digerire per la "madrina" dell'iniziativa culturale più importante del Cantone degli ultimi decenni, Festival di Locarno a parte.
Ma l'ex vicesindaco di Lugano resta battagliera e sostiene che "i veri motori culturali del Cantone, vanno tutti sostenuti e senza di essi il Lac sarebbe solo un edificio vuoto". Masoni auspica che, "senza populismi né barriere ideologiche né di destra né di sinistra", ci si deve rendere conto che "in questo Cantone dobbiamo prima di tutto fermare l'emorragia di ricchezza (soldi, ma anche collezioni d'arte), per cercare di far ritornare qui quella che è migrata via, e farne arrivare di nuova. E per farlo dobbiamo eliminare gli ostacoli che ci penalizzano fortememente, prima fra tutte l'imposta sulla sostanza, ma non solo."
E aggiunge: "Mi piacerebbe, sempre parlando di sogni, che fossero i socialisti a dirlo, a sostenere e spingere il nostro ministro delle finanze, che vedessero che senza quella ricchezza e la ricchezza del capitale che produce, non c'è nulla da distribuire, nemmeno per i più fragili. La ricchezza produce lavoro e benessere." Una presa di posizione certo forte. Da qui l'origine del titolo dell'articolo "La ricchezza non è un tabù, cari socialisti".
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