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Ticino
"Giovani, scegliete l'industria"
"Giovani, scegliete l'industria"
"Giovani, scegliete l'industria"
Redazione
11 anni fa
AITI auspica che scuola e mondo del lavoro agiscano in modo più coordinato. "Fatichiamo a trovare apprendisti"

Il contributo dell'industria ticinese al sistema della formazione professionale cantonale è rilevante, sia in termini di apprendisti e di aziende formatrici, che a livello di sbocchi professionali e di carriera.

È questo il sunto della fotografia scattata oggi a Bellinzona dall'Associazione industrie ticinesi (AITI) sulla formazione professionale, ambito nel quale occorre investire a tutti i livelli per sostenere l'economia cantonale, i giovani e le competenze trasversali degli adulti.

"Per raggiungere questo obiettivo - ha evidenziato Fabio Regazzi, presidente di AITI - è necessario che mondo del lavoro e mondo della scuola agiscano in modo più coordinato e incisivo, valorizzando i talenti, ma anche quelle carriere più tecniche che garantiscono un futuro professionale moderno, tecnologico e d'avanguardia".

Come? Per cominciare conoscendo a fondo l'humus, il terreno in cui si innestano le politiche e gli sforzi a favore della formazione professionale, come il mondo industriale ticinese, che, oltre a rappresentare una componente importante della struttura economica cantonale, sia in termini di addetti, di gettito, di PIL e di salari, è anche un elemento imprescindibile del sistema della formazione professionale.

"Col 12,4% degli effettivi - ha specificato Regazzi - il settore industriale ticinese è il terzo settore in Ticino che forma più apprendisti, dopo il settore della sanità e dell'assistenza sanitaria (13%) e il settore dell'edilizia (19,5%)". Non a caso, in rapporto al numero di aziende totali, "le aziende formatrici del secondario - ha continuato il presidente di AITI - sono superiori a quelle del terziario e del primario.

Numeri alla mano, ha puntualizzato Regazzi, le professioni d’apprendistato conseguibili in una formazione di base industriale sono oltre 40 e coinvolgono i settori delle materie plastiche, dell'orologeria, della chimica e della farmaceutica, della metalcostruzione, dell'energia, dell'alimentazione, delle macchine, del tessile e dell'abbigliamento, della logistica, dell'elettronica, della meccanica e dell'industria grafica e "ogni anno sono 1’400 i promossi nella formazione industriale, agraria, artigianale e artistica (contro i 660 nella formazione commerciale e i 346 promossi nella formazione sanitari)".

Tutto bene, dunque? Affatto. Nonostante ciò, ha continuato il presidente di AITI, nella classifica delle professioni di apprendistato più scelte, le carriere industriali occupano solo l’ottava (polimeccanico), la dodicesima (impiegato in logistica) e la sedicesima posizione (metalcostruttore) e "pur essendo disponibili ogni anno molte posizioni d’apprendistato esistenti nell’industria rimangono vuote, cioè senza apprendisti". Nessuno dei 54 ragazzi che a giugno 2015 ha finito la scuola media e sono ancora alla ricerca di un apprendistato, ha rimarcato a titolo d'esempio Regazzi, sta cercando tra le professioni industriali. Il motivo? Pur essendo un settore trainante dell’economia cantonale, è stato evidenziato, l’industria non è attrattiva tra i giovani che sono alla ricerca di una formazione per il loro futuro. A incidere, si è aggiunto, è forse la falsa percezione che l'industria sia un luogo di lavoro, dove non esistono possibilità di carriera e i salari sono bassi.

Ma è davvero così? Non proprio. Il salario mediano lordo standardizzato nell’industria di 4’470 franchi - ha sottolineato dal canto suo il direttore di AITI Stefano Modenini - è più alto di quello dei parrucchieri, degli Istituti di bellezza, delle attività di lavanderia e pulitura a secco, delle agenzie di lavoro interinale, del settore dell'alloggio e della ristorazione, del commercio al dettagli o dei giardinieri". Inoltre, ha aggiunto, I salari di alcune professioni industriali a inizio carriera in produzione o in altri reparti sono più che rispettabili. " I quadri nell'industria alimentare possono raggiungere un salario di 12mila franchi, mentre gli stipendi a inizio carriera in produzione possono partire dai 4'500 franchi". Stessa cosa per l'industria farmaceutica, dove non è raro imbattersi in salari fino a 13mila franchi per i quadri e di 5-7mila franchi per il personale a inizio carriera. Sul fatto che lavorando nell’industria è possibile continuare a formarsi, fare carriera e ricevere salari alti, sono stati mostrati i "casi di successo" di alcuni apprendisti impiegati in industrie ticinesi oggi arrivati a posizioni di tutto rispetto, come general manager, direttore di azienda, responsabili di produzione o di team di ricerca, così come vicedirettori o ingegneri meccanici.

Si inseriscono in questo contesto, è stato rilevato, le numerose iniziative messe in campo da AITI per favorire il più possibile una formazione di qualità in linea con il mercato del lavoro, come ad esempio il progetto “Industria? We Like It!” promosso dal 2013 nelle scuole medie del Cantone per avvicinare i giovani e le loro famiglie alle professioni dell'industria, valorizzando l'importanza del settore industriale ticinese per l'economia cantonale tra la popolazione e il mondo della scuola, che fino a oggi ha coinvolto 7 scuole medie, 1’700 allievi e 100 genitori; il pomeriggio di approfondimento con tutti gli orientatori scolastici e professionali del Cantone organizzato proprio il 1° ottobre 2015 per favorire un dialogo e un confronto costruttivo, basato sull'interazione e lo scambio di conoscenze, che possa servire a tutti gli attori coinvolti nella formazione (aziende, istituzioni e organizzazioni partner); le ripetute partecipazioni a EspoProfessioni in collaborazione con AMETI, dove In due edizioni AITI ha avvicinato oltre 4mila i giovani e tante altre iniziative anche in campo universitario con l'USI, la SUPSI e di formazione continua.

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