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Ticino
Giovani alla ricerca del contagio?
Daniele Coroneo
5 anni fa
Il fenomeno è stato portato alla luce dal Consiglio di Stato in una lettera a Berna, in cui ha parlato di “avvisaglie”. Lo scopo? Ottenere il certificato Covid senza vacccinarsi. Garzoni: “Se diffuso, fenomeno preoccupante”

Nella lettera del Consiglio di Stato ticinese al Consiglio federale, nella quale prende posizione sulla fine della gratuità dei test, emerge un particolare a dir poco sorprendente. L’Esecutivo cantonale fa infatti presente a Berna che “tra i giovani vi sono avvisaglie di una ricerca attiva dell’infezione, in modo da poi disporre del certificato per sei mesi”. Anche per questo motivo, il Cantone chiede alla Confederazione di estendere la presa a carico dei tamponi almeno fino alla fine di ottobre.

Garzoni: “La malattia è più pericolosa del vaccino”
In ogni caso, il fenomeno della ricerca attiva del contagio colpisce. A Ticinonews, il Dss ribadisce che si tratta solo di “avvisaglie”. Per Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Moncucco, è verosimile che rispondendo alle domande del contact tracing, alcuni giovani abbiano confessato o lasciato intendere di avere cercato l’infezione. “È un fenomeno che preoccupa”, chiosa Garzoni. “È vero che i giovani tendono ad avere dei decorsi poco gravi, ricordo però che le conseguenze del Covid possono essere serie anche per loro: stanchezza cronica, difficoltà nel praticare sport, nel respirare, ma anche problemi di gusto e olfatto. Non è una bagatella. Anche nei giovani, la malattia è sicuramente più pericolosa del vaccino”. Garzoni invita dunque a non scherzare con il fuoco. In tal senso, il medico è a favore di un’estensione della gratuità dei test. Con i tamponi a pagamento, “c’è infatti il rischio che più infetti vadano in giro perché non si sono testati”.

“Fascia d’età delicata”
Per il presidente dell’Associazione ticinese degli psicologi Nicholas Sacchi si tratta di una fascia d’età delicata. “Credo si tratti soprattutto di giovani che si sentono pronti per godere di un certo grado di libertà di decisione. La loro intolleranza nei confronti di misure viste come coercitive è uno dei primi motori di questi comportamenti, insieme al fatto di cercare di controllare la situazione. Il pensiero che passa per la loro testa è: ‘è chiaro che io sono sottoposto a queste regole, ma lo voglio fare a modo mio’”.
“L’adolescente”, prosegue Sacchi, “in psicologia, deve emanciparsi. A me pare che manchi un mediatore fondamentale che guidi il ragazzo nell’acquisizione di sane informazioni legate al vaccino e alla pandemia”. È proprio questa, secondo Nicholas Sacchi, la chiave per raggiungere questa fascia di giovani: “Occorre lavorare con delle pillole che cambiano il modo di presentare la situazione, rendendola più “nutriente”: solo così loro sono disposti a seguire. In questo senso, il ruolo della scuola è fondamentale”.

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