
I fatti di cronaca recenti hanno posto l’accento su un aumento della violenza giovanile, sintomo di un probabile disagio legato alla situazione pandemica. Casi che, in ogni caso, rimangono l’eccezione. Ma la regola invece qual è? Per cercare di capire meglio come stanno vivendo questo ormai lungo periodo di grandi limitazioni gli adolescenti e quali sono le sfide genitoriali in tal senso i colleghi di Teleticino ne hanno parlato con tre mamme con figli di diverse età.
“Difficile stare tutti insieme sempre in casa”
“Sicuramente la prima ondata è stata molto impegnativa”, spiega una mamma, “è stato difficile essere tutti a casa con quattro figli, impegnativo a livello mentale. In particolare mio figlio maggiore, in terza liceo, viveva molto male non poter essere in classe con i compagni”. Dello stesso parere altre due madri: nonostante i figli non abbiano avuto problemi a comprendere la situazione, facilitati anche dalle direttive più chiare, la convivenza non sempre è stata facile.
Il peso della seconda ondata
Difficoltà e stanchezza che sono aumentate durante la seconda ondata: “La socialità dei ragazzi si è rovinata tantissimo”, testimonia una madre, “si perde il confronto”. “Adesso hanno il confronto con i compagni a scuola” spiega un altro genitore “però ovviamente nel tempo libero non hanno questa possibilità, che alla loro età è molto importante”. “Non hanno quella liberta che avevano prima, molte cose che davano per scontate che d’improvviso non hanno più potuto fare”.
Le insidie del virtuale
Sono molti i genitori che hanno cercato degli escamotage per rendere meno pesate il periodo di limitazioni e povero di incontri, tra giochi di società e animali domestici. Insomma, come tutti sanno sono tante le attività proibite e molte le libertà negate. Ed è proprio in questi spazi lasciati vuoti che prende sempre più posto la tecnologia. L’aumento del suo utilizzo preoccupa i genitori che, seppur riconoscendone l’indispensabilità, intravedono diverse insidie legate alla sicurezza e all’interazione tra coetanei: “Questo bisogno di stare con gli altri si è trasferito sui social, che io credevo fungessero da sostitutivo del contatto diretto”, racconta una madre, “invece loro lo usano molto di più per andare sui profili degli altri. È più un ‘asocial network’”.
“Mi spaventa quello che leggo sulle chat”
“Quello che si scrivono in chat mi spaventa, vedo delle cose che mi fanno un po’ paura”. Per questo motivo, c’è chi mette regole severe: “Non passano due giorni senza che io non legga tutte le loro chat, ho imposto di avere le loro password perché non esiste che io non possa controllare. Loro si sono arrabbiati rivendicando la loro privacy, io ho risposto che a 12/13 anni bisogna che qualcuno la gestisca”. “Si perde il faccia a faccia anche nel litigare”, aggiunge l’intervistata, “perché litigare via chat è facile, anche dicendo cose terribili. Ma poi non sono capaci di dirselo dal vivo, si nascondono dietro al telefonino”.
Il servizio completo con le testimonianze dei genitori
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