
L'unico produttore di pellet al sud delle Alpi ha chiesto l'autofallimento per limitare le perdite. Lo anticipa il Corriere del Ticino.Di proprietà delle AIL, che avevano elaborato un progetto per rilanciarne le sorti, la Tecnopellet ha visto drasticamente aumentare i costi di produzione a causa della chiusura dei suoi fornitori di segatura: la Woodtech di Giornico e la segheria di Domat-Ems. La svalutazione dell'euro ha fatto il resto, visto che la ditta esportava l’85% della sua produzione in Italia.Gli undici dipendenti licenziati beneficeranno di un piano sociale, concordato con i sindacati. "Cosa succede alle AIL?" "Ci piacerebbe sapere - premettono in un'interpellanza inoltrata al Municipio di Lugano i consiglieri comunali del PPD Lorenzo Jelmini e Laura Tarchini - come mai le AIL SA sono subentrate nel 2010 alle AIL Service SA aumentando pure la partecipazione quando le cose già andavano male. E come mai si è voluto investire in una azienda straniera attiva sul mercato estero e che veniva fornita da una ditta non Ticinese. In altre parole un investimento che non aveva nessun legame con il nostro Cantone". Cinque le domande poste al Municipio. Queste. A cosa è dovuto il nuovo cambio di direzione alle AIL SA? Ci sono motivazioni legate alla vicenda Tecnopellet? Quanto ammonta la perdita per le AIL SA per questo assurdo e fallimentare investimento? Cosa costa alle AIL SA la gestione del capannone sede della Tecnopellet? Sono solo le AIL SA che si assumono i costi di questa operazione fallimentare dall'alto del suo 51% o più di azionariato?
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