Salute
Giornata mondiale del Parkinson, in Ticino il focus è sulla ricerca
Robert Krcmar
11.04.2026 22:45

Foto: © Chiara Zocchetti
Oggi è la Giornata mondiale del Parkinson, in Ticino sono circa 500 i pazienti che necessitano di cure specialistiche. L'Ente ospedaliero cantonale ha dedicato un evento alla ricerca svolta nel nostro cantone che ha un’eco internazionale
Oggi ricorre la Giornata mondiale del Parkinson che celebra
il chirurgo inglese James Parkinson, colui che per primo ha riconosciuto le
caratteristiche della malattia, consentendone la diagnosi. In Ticino sono circa
500 i pazienti che necessitano di cure specialistiche. E, sempre oggi, l’Ente
ospedaliero cantonale (EOC) ha dedicato un evento alla ricerca scientifica sul
tema. A tal proposito abbiamo intervistato Salvatore Galati, caposervizio di neurologia
dell’EOC: «Proprio in questa giornata vogliamo onorare James Parkinson
e tutti i pazienti che sono afflitti da
questa malattia, parlando appunto della ricerca. Ricerca significa partecipazione,
significa anche aiutare il ricercatore a individuare quelli che sono i problemi
principali dei pazienti».
Offrire qualità di vita
Grazie alla ricerca, prosegue Galati, si sono ottenuti dei risultati
importanti nella cura della malattia, «la quale ancora non riconosce un trattamento capace di bloccarne il decorso naturale.
Tuttavia abbiamo tante molecole nel nostro armamentario medico che sono in grado
di mascherare molto bene i sintomi per un lungo periodo di tempo. Questo significa
offrire un'ottima qualità di vita ai pazienti con la malattia di Parkinson.
Un'eco internazionale
E la ricerca nel nostro cantone assume un’eco
internazionale, spiega l’esperto. «Il paziente ticinese non deve per forza andare
in grossi centri nazionali o all’estero per poter accedere a questa tipologia di
ricerca». Ricerca che in Ticino viene fatta nell’ambito riconoscimento della fase
prodromica di malattia, «la quale coinvolge diversi anni prima il paziente,
prima che inizino a manifestarsi i sintomi più specifici della malattia». Ma
non solo. «Quando avremo in mano dei farmaci in grado di bloccare la malattia, potremmo
riconoscerla in anticipo e far accedere questi pazienti al trattamento farmacologico». Gli studi vengono portati avanti anche per ridurre quello che
è l'impatto di possibili complicanze della malattia in seguito ai trattamenti
farmacologici, precisa Galati. «Una ricerca che stiamo conducendo in Ticino è
in grado di riconoscere l'inizio di queste complicanze motorie».

