
In Svizzera, oltre 80mila persone soffrono di epilessia. Yvette è una di loro. Convive con questa condizione dal 2016. Aveva 24 anni quando all’improvviso si è manifestata una crisi tonico-clonica, ossia un episodio di convulsioni. «Non ho ricordi di quel momento, perché ero a casa da sola, e non ne ho mai avuti delle mie crisi: è la gente attorno a me che si accorge di quello che mi capita”, ci racconta. Ma una volta finite, queste crisi lasciano strascichi a livello fisico. Ad esempio, una semplice passeggiata può diventare inizialmente faticosa. «Ho bisogno di riposo e sono molto stanca», afferma Yvette. E non solo: «Ho difficoltà a comprendere e a concentrarmi. Ho uno stato mentale di confusione e amnesia». Ad esempio, può sfuggirle il nome del suo cane.
L'importanza del percorso fatto
L’epilessia può imporre diversi limiti al principio. «Inizialmente è stato un po’ uno shock. Non potevo condurre un veicolo perché ero sotto osservazione dal punto di vista della malattia e della cura farmacologica”, prosegue Yvette. Con il passare del tempo, però, la sua vita è tornata alla normalità, riacquisendo, ad esempio, la possibilità di guidare. La società epilettici della Svizzera italiana afferma che ancora oggi molte persone affette da epilessia scelgono di non parlarne per paura del giudizio altrui. Un timore che Yvette ha imparato a superare. «Per me è stato importante fare un percorso su me stessa e accettare di dover convivere con l’epilessia perché non si può guarire». Parlarne apertamente, secondo lei, è un modo per tutelare sé stessa e chi le sta vicino dato che, non conoscendo la sua situazione, qualcuno potrebbe spaventarsi. «Non è vantaggioso per nessuno», conclude.

