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Giornalisti non graditi alla buvette: "Lo avete chiesto voi"
Giornalisti non graditi alla buvette: "Lo avete chiesto voi"
Giornalisti non graditi alla buvette: "Lo avete chiesto voi"
Redazione
7 anni fa
Il Governo risponde all'interrogazione di Matteo Quadranti: "Il divieto non è dettato da motivazioni di comodo"

Nell'estate 2017 la Cancelleria dello Stato e i Servizi del Gran Consiglio hanno modificato le Direttive per l’utilizzo delle sale e per l’acceso al piano istituzionale del Palazzo delle Orsoline. Un cambiamento che per i giornalisti, sebben accreditati, si è tradotto in un divieto ad accedere all’Aula e alla buvette durante i lavori parlamentari, incluse le pause. Un cambiamento che è finito anche al centro di un'interrogazione del deputato Matteo Quadranti (PLR), presentata l'8 settembre 2017. "Se si comprende il divieto di accesso in Aula durante i lavori parlamentari per il buon funzionamento dei lavori, non appare così evidente il divieto durante le pause di entrare in aula o alla buvette" sottolineava Quadranti.

Dopo quasi due anni è arrivata la riposta del Governo, che ha preso atto "dell'insoddisfazione" del deputato. Il Consiglio di Stato ricorda che l'articolo 3 della direttiva stabilisce che "solo operatori video e fotografi accreditati sono autorizzati ad accedere all'interno dell'Aula del Gran Consiglio" e che "le riprese devono essere effettuate durante la prima mezz'ora dei lavori parlamentari". La presenza di giornalisti all'interno dell'Aula – così come nella buvette adiacente – "non è invece permessa durante tutti i Iavori parlamentari (pause incluse)".

Il Governo precisa che la restrizione "era stata introdotta a seguito di reiterate lamentele avanzate dagli stessi membri del Parlamento, alcuni dei quali si erano detti infastiditi per l’assillante presenza dei rappresentanti dei media, perfino durante la pausa caffè in buvette. A dimostrazione della serietà di queste proteste, occorre rilevare che il divieto contenuto nell’articolo 3 della direttiva era stato avallato – senza particolari obiezioni – anche dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio".

Il Governo si limita infine a rilevare che il divieto al centro dell’interrogazione "non è stato dettato da motivazioni di comodo – come il deputato sembra ironicamente insinuare – ma è stato la semplice risposta a una richiesta giunta dai banchi del Parlamento".

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