
Non ha avuto grande successo il viaggio a Berna del consigliere di Stato Christian Vitta per presentare il progetto clausola di salvaguardia per il mercato del lavoro in Ticino.
Le reazioni all'idea ticinese, che vuole proteggere la manodopera ticinese nell'applicazione dell'articolo costituzionale contro l'immigrazione di massa, sono infatti state quasi tutte negative.
In particolare nei cantoni romandi, come evidenziato ieri da un articolo di Le Temps, dove nessuno sembra essere disposto a fare un'eccezione per il nostro Cantone. E dove, non da ultimo, si critica il Ticino per la sua massiccia approvazione dell'iniziativa UDC.
Per capire meglio la posizione dei cantoni romandi, il Corriere del Ticino ha interpellato il presidente del Consiglio di Stato ginevrino, François Longchamp.
Il quale ribadisce chiaramente il pensiero già espresso nell'articolo di Le Temps.
La clausola di salvaguardia "può anche essere un'opzione per risolvere le preoccupazioni del Ticino, ma non apporta alcun aiuto per la risoluzione del nuovo articolo costituzionale" afferma Longchamp, ricordanco che "il Ticino resta il Cantone che ha votato massicciamente a favore del 9 febbraio."
Longchamp ricorda che già all'indomani del voto il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi chiedeva per il proprio cantone un numero adeguato di contingenti, come per dire che secondo Ginevra in Ticino ci sono un po' troppe pretese.
"Nel nuovo articolo costituzionale sta scritto che bisogna tenere conto dei bisogni dell'economia" afferma il consigliere di Stato ginevrino. "Il problema è che ogni cantone ha le sue necessità. Noi abbiamo la Ginevra internazionale e le grandi multinazionali che hanno un ricambio continuo di personale, ma anche il settore dell'orologeria che necessita di lavoratori qualificati. Abbiamo calcolato che nel 2013 Ginevra e Vaud avrebbero avuto bisogno di un contingente pari a 80'000 permessi, cifra che qualcuno vorrebbe per tutta la Svizzera. In Turgovia invece serve la manodopera per l'agricoltura, nei Grigioni il personale per il turismo. Bisognerebbe trovare 26 soluzioni per almeno 26 situazioni diverse."
Secondo Longchamp, infine, i rapporti della Svizzera con l'Italia non sono peggiori di quelli con la Francia. "Anche noi dobbiamo riservare milioni di franchi (270 l'anno scorso) a un paese dove l'economia va male ed è stretta in un corsetto di regole" afferma il consigliere di Stato. "E oltre a 70'000 frontalieri al giorno abbiamo anche 30'000 lavoratori dal Canton Vaud, con tutti i problemi che ne derivano."
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