
Il Locarno Film Festival non è solo una rassegna che permette di scoprire il cinema in tutte le sue forme, ma è anche un luogo d'interazione e scambio tra le persone. Ecco allora che abbiamo incontrato, all'uscita del PalaCinema, Gianluca Grossi, giornalista e reporter ticinese che quest'anno è membro della giuria Pardo for Change. E allora la domanda sorge spontanea: su quale base questa giura valuta i film?
«Il direttore artistico, dandoci le istruzioni, ci ha esplicitamente detto che si aspetta che la nostra vita personale e professionale, che è così diversa per i tre membri della giuria, costituisca una parte dell'armamentario grazie al quale pronunceremo una valutazione», spiega Grossi. «Dopodiché staremo attenti, immagino, alla questione formale, quindi al linguaggio scelto e anche al tipo di storia, alla potenza della storia. E per quanto mi riguarda, sarà importante verificare che la storia non assecondi quella che è comunque una diffusa e ormai ufficializzata narrazione della realtà che molto spesso si propone come alternativa, quando non addirittura eversiva, ma in realtà è ormai una narrazione accettata, assodata e ufficializzata».
Una ventina i film che la giura deve valutare. «È dura perché non sono abituato a vedere sette ore di film sull'arco di una giornata», racconta Grossi. «Un libro lo apri, lo leggi, poi lo metti da parte. Un film lo devi vedere fino alla fine. A questo si aggiunge il fatto che molte lingue non le capisco quindi si tratta di leggere anche i sottotitoli. È faticoso, ma è una sfida appassionante che quindi affronto con immenso piacere».

