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Gianluca Grossi debutta nella narrativa: «È come mettere al mondo qualcuno, non qualcosa»
Redazione
13 ore fa
È uscito in questi giorni "Una trascurabile inquietudine", l’ultimo libro del giornalista e scrittore Gianluca Grossi. “Parla di me, ma non è un libro autobiografico”, racconta a Ticinonews.

Emozioni forti, persino un po’ di terrore. Così Gianluca Grossi racconta l’uscita del suo ultimo libro «Una trascurabile inquietudine», edito da Redea Publishing. Il suo primo romanzo di fantasia, che segna una nuova vita da scrittore. «È come mettere al mondo qualcuno, non qualcosa», spiega a Ticinonews. «C'è poi l'attesa e l'aspettativa di conoscere il destino che il libro incontrerà. Ma anche il piacere di partecipare fino all'ultimo alla nascita e alla distribuzione di un prodotto che è nato interamente nella Svizzera italiana. Questo accresce ancora di più l'emozione che si prova«.

Una storia di fantasia

Il romanzo racconta la storia di Magnus Rost, un uomo comune che, a cinquant’anni, cura una rubrica su un quotidiano della città di Levantia. Una rubrica dedicata ai piccoli fatti trascurabili della vita quotidiana, che spesso passano inosservati. Lo fa con grande successo, fino a quando si interessa a un processo che riguarda un fatto di cronaca nera.  L’ultimo articolo che scriverà su quel processo si trasformerà in una catastrofe professionale. Rost intuisce l’arrivo di una minaccia più grande, non solo per sé, ma per l’intera città. Prova ad avvertire i suoi concittadini, che sono però convinti di vivere in un mondo perfetto. In un contesto simile, chi lancia l’allarme è condannato a una fine che è soltanto ridicola.

«Parla di me, ma non è un libro autobiografico»

Pur essendo un romanzo di fantasia, il libro affronta temi profondamente concreti: la libertà, il destino, il rapporto tra individuo e collettività. «È inevitabile che dentro un libro ci sia chi lo scrive», ammette Grossi. «Ogni scelta di parole, ogni punto messo in un certo posto, parla di me. Ma non è un libro autobiografico: la storia è inventata, appiccicata addosso a un personaggio di fantasia». Il romanzo, precisa Grossi, è pensato per tutti i lettori, senza un pubblico di riferimento preciso.

Dal reportage di guerra alla narrativa

Conosciuto soprattutto come reporter di guerra, Grossi spiega questo cambio di rotta come il risultato di un lungo accumulo di esperienze. «In guerra l’essere umano perde quasi ogni ipocrisia. È lì, negli abissi, che si trova la verità. Non in alto, tra i grandi ideali, ma in fondo, dove fa buio ed è sporco. Credo che essere sceso in questi abissi mi abbia permesso di capire qualcosa dell'essere umano, che il linguaggio letterario è pronto ad accogliere e ad esprimere».