
Sono ovviamente dedicati ai risultati delle votazioni federali, gli editoriali dei quotidiani ticinesi di oggi. Tutti e tre lasciano trasparire un sospiro di sollievo, ma le chiavi di lettura divergono.
Corriere del Ticino
"Il rifiuto di spararsi tre colpi" è il titolo dell'editoriale del quotidiano di Muzzano, curato dal redattore cantonale Giovanni Galli.
Galli scrive che "gli svizzeri si sono ritrovati una pistola carica sul tavolo, ma invece di mettersi ad armeggiare, col rischio di spararsi addosso, l'hanno puntata direttamente contro chi gliel'aveva consegnata."
Sono così state bocciate senza appello tre iniziative "che se approvate avrebbero avuto un effetto devastante."
"Il netto triplice no evita alla Svizzera il peggio e può essere considerato un voto all'insegna della normalizzazione, dopo le clamorose approvazioni dell'iniziativa Weber sulle residenza secondarie, dell'iniziativa Minder sulle retribuzioni dei manager e dell'iniziativa dell'UDC contro l'immigrazione di massa" sottolinea Galli. "Gli svizzeri non solo hanno evitato di rovinarsi con le loro stesse mani, minando irrimediabilmente quelle condizioni quadro che finora hanno assicurato la crescita e la prosperità del Paese; ma al tempo stesso hanno colto l'occasione per riaffermare quel marchio di affidabilità e di stabilità che ne ha sempre garantito la considerazione internazionale."
Secondo Galli, l'iniziativa più insidiosa era senza dubbio Ecopop, per il fatto "che il voto cadeva a soli nove mesi dal 9 febbraio e avrebbe potuto essere un pretesto per riaffermare la volontà di contingentare la manodopera estera" e che si trattava di "un'occasione per lanciare un altro segnale ad una classe politica che si è trovata spiazzata e ha persino immaginato, maldestramente, di poter neutralizzare il voto contro l'immigrazione di massa riportando il popolo alle urne o, in modo ancora più maldestro, di applicare blandamente l'iniziativa democentrista."
"Ma il popolo non ha voluto scherzare col fuoco" commenta l'editorialista del CdT. "Questo non significa che abbia cambiato idea sulle relazioni con Bruxelles e voglia tornare sui propri passi. (...) Semplicemente quella di Ecopop di porre un tetto fisso e ridotto all'immigrazione tout court era la risposta sbagliata ad un problema che secondo la maggioranza dei votanti va affrontato con altri mezzi. A maggior ragione in Ticino, dove l'effetto perverso dell'iniziativa sarebbe stato di aumentare il numero di frontalieri."
Nella lista dei perdenti, Giovanni Galli inserisce pure i sondaggisti dell'istituto gfs.bern, cui si affida la SSR. "In Ticino il sondaggio su Ecopop e oro ha fatto letteralmente fiasco. Delle due l'una: o il campione non era rappresentativo o ha mentito. Sta di fatto che i dati si sono rivelati totalmente inaffidabili."
Giornale del Popolo
"Segnali? Sì, ma di maturità" è invece il titolo dell'editoriale del direttore del GdP, Claudio Mésoniat, il quale non nasconde la propria soddisfazione "nel veder bocciata a larga maggioranza questa infelice proposta che ibridava, su un vago sfondo ecologista, tentende antimmigratorie in voga e vecchi pregiudizi malthusiani."
"Ci si aspettava che ancora una volta noi ticinesi si approfittasse di una consultazione popolare per mandare un "segnale" al Governo federale (come era già stato interpretato, per la sua copiosità, il sì cantonale del 9 febbraio, penso non a torto)" scrive Mésoniat. "Ebbene no, questa volta la gran maggioranza dei ticinesi - come degli altri svizzeri - si è rifiutata di applicare questa "democrazia obliqua" e di usare un voto su di una iniziativa popolare per lanciare messaggi politici indiretti. È un bel... segnale di maturità."
Mésoniat loda la maturità del popolo elvetico citando la frase di un commentatore estero: "La conoscenza dei dossier politici da parte di un cittadino svizzero medio è più elevata di quella di un politico europeo medio."
"Lo dimostrano" conclude il direttore del GdP "anche gli esiti delle altre due votazioni di ieri, su temi ardui e controversi. Da una parte, i cittadini hanno colto l'inopportunità di cacciare le famose galline dalle uova d'oro per ragioni di astratto egualitarismo e, d'altra parte, hanno preferito non legare troppo le mani al Governo e agli operatori della Banca Nazionale, imponendo loro riserve auree eccessive."
La Regione
"Un'inversione di tendenza?" titola infine l'editoriale de La Regione, a cura di Edy Bernasconi.
"Il popolo svizzero, per una volta, ha seguito su tutta la linea il Consiglio federale votando, con percentuali importanti (fa forse eccezione la questione dei forfait fiscali), contro le iniziative popolari all'esame dell'urne" sottolinea Bernasconi.
Il quale analizza soprattutto il voto su Ecopop, facendo notare come all'iniziativa sia mancato il sostegno dell'UDC (se non da parte di alcune sezioni cantonali), "partito pago dell'esito del voto del 9 febbraio", nonché della Lega, "che non ha fatto campagna, lasciando libertà di voto."
"Ma i consensi sono risultati comunque al di sopra della media nazionale nonostante che la stessa consigliera federale Simonetta Sommaruga sia intervenuta a più riprese per dire che un sì a Ecopop avrebbe potuto tradursi in un ulteriore aumento del numero di frontalieri" scrive Bernasconi, secondo cui la partita non finisce qui: "Dopo il voto di ieri rimane aperto il grande quesito sulle modalità di applicazione dell'articolo costituzionale approvato lo scorso 9 febbraio con il quale si vogliono (si vorrebbero) reintrodurre i contingenti per la manodopera estera. Anche dopo il no a Ecopop, l'iniziativa contro l'immigrazione di massa costituisce un serio problema."
"Non è un caso" prosegue Bernasconi "se un gruppo di personalità (uomini di diritto ma non solo) starebbe lavorando per lanciare una nuova iniziativa destinata a correggere il tiro. Il voto di ieri, sotto questo profilo, potrebbe loro aprire le porte perché il massiccio rifiuto opposto a Ecopop può anche essere letto in un modo diverso rispetto all'analisi che fornisce l'UDC. Visti i tiri e molla seguiti al voto della scorsa primavera potrebbe anche darsi che le cittadine e i cittadini o una parte importante di loro abbiano compreso che non è con un ritorno al passato che si possono risolvere i problemi posti dall'immigrazione. Le strade da percorrere sono altre, insomma, e sono ben diverse da quelle contenute nei richiami di una certa destra."
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