
A salvare gli inquilini del palazzo di via Franzoni a Locarno è stata un’esplosione. Solo lo scoppio di una tanica di benzina ha svegliato gli abitanti del condominio, salvando loro la vita. È questa la tesi della procuratrice pubblica Chiara Borelli, che ha chiesto una condanna a 9 anni, sospesi in favore di un cura stazionaria in una struttura chiusa, per il 57enne di Locarno che il 2 marzo 2017 cercò di incendiare lo stabile in cui viveva (vedi articoli suggeriti).
Un uomo insensibile e indifferente verso la vita degli altri: degli inquilini, della sua ex compagna e coinquilina. Ha agito per vendetta, ha detto la pp, “un movente odioso”. Ha usato il fuoco, “una modalità odiosa”. Per questo la magistrata ha chiesto la condanna per tentato assassinio e non tentato omicidio.
Chiara Borelli ha tracciato il disegno di un’esistenza quasi surreale. Un uomo pesantemente armato, che coltiva sentimenti d’odio per lunghi anni. Prima rubando le fatture dei vicini, nella speranza di causare loro dei precetti esecutivi. Per poi, infine, in un folle climax arrivare a dare fuoco a tutto il palazzo.
Un capitolo a parte è riservato alla coinquilina, sua ex compagna. La donna, sofferente di una patologia psicologica, è stata tenuta praticamente reclusa per un trentennio. Con lei aveva firmato un presunto contratto di tutela. Obbligata a tenere un diario e a svolgere dei semplici compiti. Una settimana prima della tentata strage, i due sono “andati in vacanza” in un albergo di Locarno
La pericolosità dell’uomo, è ancor più messa in evidenza dal fatto che già nel 1996 aveva minacciato una strage con delle lettere anonime inviate a uno psichiatra. Erano firmate “Sangue, morte, fuoco”. In quelle missive l’imputato preannunciava decine di uccisioni di “uomini, donne, vecchi, vecchie, bambini, bambine”. L’inchiesta, denominata Triangolo, non riuscì allora a rintracciare l’autore delle minacce. Solo le indagini che hanno seguito l’incendio di Solduno hanno svelato i misteri di quella storia quasi dimenticata.
La perizia psichiatrica ha rilevato infatti una personalità paranoide, ed è per questo che la procuratrice pubblica ha chiesto il trasferimento dell’imputato, attualmente in carcere, in una struttura chiusa per una cura stazionaria.
La difesa, sostenuta dall’avvocata Deborah Gobbi, ha chiesto l’assoluzione per il tentato assassinio, e la condanna solo per l’incendio intenzionale a una condanna non superiore ai 4 anni. “Non ha considerato che il fumo o il fuoco avrebbero potuto causare il decesso di qualcuno”. L’imputato, ha sottolineato la difesa, se fosse stato in aula si sarebbe opposto a una misura stazionaria in una struttura chiusa.
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