Cerca e trova immobili
Ticino
Ghiringhelli vuole vedere l’opuscolo
Lara Sargenti
5 anni fa
Dopo l’annullamento del voto sull’iniziativa sulla legittima difesa, il Guastafeste chiede al Governo di poter visionare le argomentazioni contrarie in vista della votazione fissata il 26 settembre

Dopo la sentenza del Tribunale federale, che ha annullato la votazione del 9 febbraio 2020 sull’iniziativa concernente i costi della legittima difesa, gli iniziativisti hanno preso ufficialmente contatto oggi con il Consiglio di Stato, con una lettera raccomandata inviata anche all’Ufficio presidenziale e ai capigruppo del Gran Consiglio. Nella missiva, firmata da Giorgio Ghiringhelli, il Consiglio di Stato viene invitato a tenere in considerazione tutta una serie di punti per redigere il nuovo opuscolo informativo in occasione della rivotazione fissata il 26 settembre 2021. Opuscolo che è stato proprio la causa dell’annullamento della precedente votazione. “Ritengo che sarebbe opportuno chiarire alcune cose prima di assegnare agli iniziativisti il consueto termine di almeno 10 giorni per la presentazione di un testo con le argomentazioni a favore dell’iniziativa”, esordisce il Guastafeste di Losone.

Per evitare polemiche e strascichi ricorsuali
Come prima considerazione Ghiringhelli cita l’art. 10 cpv 5 del Regolamento sull’esercizio dei diritti politici (REDP), in base al quale il Consiglio di Stato coinvolge nella redazione del testo a sostegno della domanda di iniziativa o di referendum il comitato promotore della domanda, ma “può rifiutare dei testi (...) manifestamenti contrari alla verità”. Nel caso in questione, il Tribunale federale ha accolto il ricorso degli iniziativisti, “confermando che ad essere contrari alla verità, in quanto “non oggettivi e in parte tendenziosi”, erano stati i testi governativi concernenti le argomentazioni contrarie all’oggetto posto in votazione”. In questa circostanza, sottolinea il Guastafeste, “si è dimostrato che anche il Consiglio di Stato può sbagliare e che se gli iniziativisti avessero potuto visionare tali testi prima di redigere le loro argomentazioni, essi avrebbero potuto segnalare per tempo al Consiglio di Stato (prima cioè della pubblicazione dell’opuscolo) le irregolarità riscontrate, evitando così polemiche e strascichi ricorsuali ed evitando di dover rifare una votazione”.

Le richieste degli iniziativisti
Gli iniziativisti ritengono dunque auspicabile per il futuro che il Governo “apportasse qualche modifica al Regolamento che disciplina questa materia, consentendo agli iniziativisti/referendisti di visionare le argomentazioni contrarie all’oggetto prima di redigere quelle a favore, e nominando un organo di vigilanza neutrale chiamato a prender posizione su eventuali contestazioni dei testi considerati da una parte o dall’altra “manifestamente contrari alla verità”, e ciò nell’interesse del diritto dei cittadini a farsi liberamente una propria opinione”. Per quanto concerne la votazione del 26 settembre Ghiringhelli chiede in particolare di poter visionare le argomentazioni contro l’iniziativa prima di dover presentare quelle a favore e in caso di risposta negativa chiede al Governo di informare gli iniziativisti “se intende ancora riproporre (stavolta in forma dubitativa) le contestate argomentazioni su una possibile violazione del diritto federale o sulla possibile creazione di disparità di trattamento illecite e arbitrarie, da parte dell’iniziativa”.

“I dubbi sulla ricevibilità di un’iniziativa vanno sollevati al momento giusto”
Come seconda considerazione Ghiringhelli invita il Consiglio di Stato a evitare di utilizzare l’opuscolo informativo distribuito assieme al materiale di voto “per sollevare illazioni o dubbi non comprovati (né comprovabili senza la decisione di un giudice) su possibili violazioni del diritto federale da parte dell’oggetto posto in votazione, perché ciò non sarebbe corretto”. Secondo Ghiringhelli il momento idoneo per sollevare dubbi su iniziative popolari è durante l’esame di ricevibilità delle stesse da parte del Gran Consiglio. “Se è lesiva del diritto federale, allora l’iniziativa (o singole sue parti) è dichiarata irricevibile e non può dunque essere posta in votazione popolare, e in tal caso gli iniziativisti hanno la possibilità di contestare questa decisione con un ricorso al Tribunale federale. Se invece non è lesiva, allora l’iniziativa è dichiarata ricevibile e va posta in votazione, a meno che un qualsiasi cittadino intenda contestare con un ricorso tale decisione” sottolinea Ghiringhelli.

Nel caso dell’iniziativa sulla legittima difesa, ricorda il Guastafeste, la ricevibilità “era stata approvata dal Gran Consiglio (senza alcun voto contrario!) sulla base di due dettagliati pareri espressi dal consulente giuridico del Parlamento, e nessun cittadino aveva contestato con un ricorso tale decisione, che era così cresciuta in giudicato. Quindi già solo per questi motivi era alquanto scorretto, oltre che tardivo, sollevare dubbi tendenziosi nell’opuscolo informativo (per di più senza informarne preventivamente gli iniziativisti, impossibilitati dunque a replicare) su possibili violazioni del diritto federale da parte dell’iniziativa”.

I dubbi chiariti solo in caso di approvazione dell’iniziativa
Nel caso dell’iniziativa sulla legittima difesa, essendo ormai troppo tardi per contestare la ricevibilità già riconosciuta dal Gran Consiglio nel 2017, l’unico modo per accertare se la stessa in qualche sua parte viola il diritto federale o crea delle disparità di trattamento illegali, arbitrarie e dunque anticostituzionali, “sarebbe quella di presentare un ricorso contro la nuova norma (quella sul rimborso dei costi legali per chi è assolto per un reato commesso in stato di legittima difesa) che entrerebbe in vigore dopo l’approvazione dell’iniziativa”, precisa ancora Ghiringhelli. “Ma per fare questa chiarezza giuridica occorrerebbe per l’appunto attendere che l’iniziativa venisse approvata! Qualsiasi illazione prima di allora sarebbe scorretta e tendenziosa!”

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata