
In Gestione si riparte dai numeri. Cifre su cui i partiti intendono vedere chiaro prima di decidere quale strada imboccare. Il tema è quello dei dipendenti pubblici a cui l’iniziativa targata UDC, Lega e ambienti economici, mira a fissare un tetto massimo. Sul tavolo, per intanto, c’è solo il rapporto stilato dal democentrista Alain Bühler, spiega Michele Guerra, che stamattina ha presieduto la riunione. Le altre forze politiche hanno invece formulato al Consiglio di Stato una lista di domande. «Vista la sensibilità del tema, la commissione – all'unanimità – ha deciso di fare una serie di approfondimenti, in modo da poter arrivare in aula già sapendo come potrà essere implementata la cosa, così come dove andrà a impattare e quali saranno le conseguenze. Ma soprattutto, anche a livello quantitativo, vogliamo avere tutti i dati perfetti per avere realmente una solidità oggettiva. Poi su questa iniziativa ciascuno avrà la sua opinione, ma per andare in aula è assolutamente necessario essere solidi».
Cosa si chiede
Sulla carta l’iniziativa chiede che il numero di dipendenti pubblici – esclusi i docenti e il personale di cura dell’OSC – non superi l’1.3% dei residenti ticinesi. Con questo parametro il loro numero si ridurrebbe di circa 580 unità, il 10%. Dati che, si diceva, sia il PLR, sia la Lega, ci hanno confermato di voler ancora approfondire e discutere all’interno dei gruppi, ad esempio per valutare in che misura è stata considerata la percentuale di lavoro e in generale capire la portata e la sostenibilità dell’iniziativa. La sinistra si è sempre detta contraria. Quanto all’UDC, che da ottobre avrà per la prima volta un suo rappresentante in Consiglio di Stato, il suo obiettivo è approdare in aula entro novembre così da portare il popolo alle urne a febbraio. Un dossier che insomma farà da sfondo a tutta la campagna elettorale. Non il solo che attende l’autunno politico. Tanta la carne al fuoco con un occhio sempre vigile alle casse pubbliche. «Si tratta di temi trasversali che toccano lo sviluppo economico, il futuro economico del Paese, la fiscalità, il turismo e la sicurezza», ci spiega sempre Guerra, precisando che si è nuovamente discusso della necessità di avere un po' una visione a lungo termine tramite una serie di mozioni. «Quello che si chiede in questo senso è di fare un'analisi non solo sulle spese dello Stato, ma anche con uno sguardo sul nostro tessuto sociale: come vanno i posti di lavoro, quali sono le opportunità dei ticinesi in ottica, ad esempio, del 2050». La carne sul fuoco, dunque, è molta e la commissione ha ripreso i lavori con grande eh intensità. «È stata una ripresa col botto, e questo lascia ben sperare che si possa lavorare seriamente per tutto questo arco di fine legislatura», conclude Guerra.

