
In un lungo comunicato, la sezione bellinzonese della Lega dei Ticinesi prende sotto la lente la gestione dei Castelli, ripercorrendo le vicissitudini degli ultimi anni e auspicando un cambio di marcia per quanto riguarda la futura gestione. Vi riproponiamo il testo integrale:
"A Bellinzona il termine più abusato in questo periodo è governance. Il sindaco in ogni suo intervento, parlando della gestione dei castelli, evidenzia la necessità di una nuova governance. Detto in italiano così è chiaro a tutti, servono nuove regole di gestione perché - in questo caso – quelle vecchie sono state fallimentari e hanno generato una perdita di 600'000.-. Non basta però cambiare le regole, è necessario cambiare le persone, cercando quelle competenti e senza limitarsi alle solite nomine partitiche.
La gestione dei castelli è deficitaria almeno dal 2010, ossia nell’ipotesi più favorevole da ben otto anni consecutivi! Ci sono stati venduti progetti innovativi ed eventi imperdibili, risultati straordinari, quando invece la situazione era ben diversa.
La perdita si è ingrandita, anno dopo anno, con scelte scellerate senza nessuna logica e nessun rispetto dei soldi pubblici. Un fatto ritenuto secondario di fronte allo smisurato desiderio della presidente Flavia Marone e del suo direttore Gianluca Cantarelli di riempire schermi e giornali con le loro ricette miracolose.
Diverse delle persone coinvolte con varie funzioni nel turismo bellinzonese, dalla presidente ai membri del CdA al direttore, sono state ben retribuite, chi con stipendi chi con onorari e mandati diretti.
La signora dei castelli, oltre ad accumulare gettoni e indennità, per un certo periodo si è pure fatta retribuire per la supplenza del direttore (sovrapposizione di ruolo amministrativo e di membro di Cda), pur conoscendo le difficoltà economiche sempre taciute all’esterno.
La responsabilità centrale dell’Organizzazione Turistica Bellinzonese e Alto Ticino è chiara a tutti e confermata dal Municipio, nonostante si cerchi tuttora di incolpare altri. Le lacune di gestione dell’ORT sono ricadute anche sui partner, che credevano nelle capacità gestionali dei vertici. Inutile quindi che la presidente cerchi di incolpare tutti. La gestione descritta l’ha voluta lei: ora che si trova con la “peppa tencia” in mano se la tenga e passi alla cassa. Del resto, come già anticipato, abbiamo chiesto alla Commissione della gestione i conteggi delle indennità e gli onorari ricevuti dalle persone.
Il Sindaco e il Municipio, invece di affrettarsi a licenziare un messaggio per pagare un terzo del buco (ben 200'000.-), forse avrebbero dovuto estendere il mandato, così da capire finalmente l’entità reale del problema e le responsabilità dei singoli.
Permane inoltre sempre misteriosa l’attività e il destino dei soldi utilizzati della fantomantica Fondazione dei Castelli, di cui il Municipio neppure conosceva l’esistenza. In verità, da quando è stato informato, non è cambiato nulla. Per l'esecutivo l’unica priorità sembra invece essere quella di far passare alla cassa quanto prima i cittadini bellinzonesi, che hanno subito l’effetto dei disastri e dell’arricchimento delle solite e intoccabili persone.
Nel frattempo, sempre il Municipio, ha “prestato” 150'000.- all'OTR facendo riferimento alle proprie competenze di delega, ovvero senza passare dal Consiglio comunale e ancora prima di chiarire la situazione del buco.
La signora dei castelli, siamo invece in attesa di vederla in splendida forma all’apertura di Castellinaria che – guarda i casi della vita – coinciderà con la cessazione della sua malattia. Ma a che gioco stiamo giocando? Qualcuno non ha ancora capito l’entità e i risvolti dell’errore commesso!
In conclusione, la nostra Sezione ha finora dimostrato di impegnarsi e volere chiarezza nell’interesse della popolazione e dell’importanza dei castelli per la Città. È troppo facile far pagare alla comunità i gravi errori di poche persone, che quando hanno visto la “malparata” si sono dileguate senza nemmeno riversare un franco di quelli immeritatamente percepiti. Il ricatto chiusura dei castelli è soltanto una forzatura per estorcere il consenso al pagamento di un terzo dello scoperto".
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