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L'intervista
Geopolitica ed economia, Cieslakiewicz: «La mia paura è che la Svizzera possa entrare in recessione»
Red. Online
4 ore fa
Con il presidente della Direzione Generale di BancaStato facciamo il punto sulle conseguenze che il difficile contesto internazionale potrebbe avere sulla Confederazione. «Oggi la Svizzera non è più vista come il paese del Bengodi, bensì con una certa invidia».

BancaStato ha chiuso positivamente il 2025, un anno che sarà ricordato per i dazi e per il conflitto dei dodici giorni Iran-Israele. E anziché migliorare, la situazione geopolitica internazionale pare peggiorare ancora di più. Ticinonews ha deciso di approfondire il tema e i suoi possibili risvolti con Fabrizio Cieslakiewicz, presidente della Direzione Generale di BancaStato.

Come impattano questi eventi a cui stiamo assistendo sul vostro funzionamento? Sono soltanto echi lontani o sono più vicini di quel che sembra?

«A corto termine potrebbero essere solo echi lontani, ma se dovessero persistere verso il medio termine potrebbero diventare problematiche che toccano da vicino anche il comune cittadino ticinese. Penso all'aumento del costo dell'energia, all’inflazione, alla stagnazione dei salari e, con un franco svizzero forte, a eventuali crisi per le industrie dell'esportazione».

Dei tanti punti che ha toccato, qual è quello che la spaventa di più?

«Il risultato di tutti questi temi, ovvero la crisi economica. La mia paura è che la Svizzera possa entrare in una recessione. Di fronte a un franco forte e a dei prezzi che salgono, sarà interessante vedere quale politica adotterà la Banca Nazionale; se vorrà combattere l'inflazione oppure ridurre la forza del franco svizzero».

Il franco iperforte è sempre stato venduto come uno scudo rispetto all'inflazione. È così anche oggi o si sta trasformando in un boomerang?

«Il franco forte rappresenta sempre una certa difesa verso l'inflazione. Pensiamo però al costo dell'energia: cosa implica oggi in tutto ciò che abbiamo? Pensiamo ai trasporti della merce, della frutta, della verdura. Ci saranno beni di prima necessità che aumenteranno perché costeranno di più. Dunque, anche il franco forte non riuscirà a mediare questa situazione di crisi. Secondo me non dobbiamo essere apocalittici, ma io sono preoccupato soprattutto per un'ipotetica recessione».

Come si tiene la rotta in questa complessità?

«È difficile per me entrare nel contesto politico. Ritengo comunque che non sia così facile. Una volta la Svizzera era un rifugio, mentre oggi è vista quasi come il paese più ricco del mondo, per cui ‘lì ci sono i soldi e dobbiamo andare a prenderli’. Pensiamo anche allo stesso Donald Trump, che criticava la politica della Banca Nazionale affermando che sta speculando, tenendo il franco forte o comprando valuta, mettendo in difficoltà gli altri Paesi. Oggi la Svizzera non è più guardata come se fosse il paese del Bengodi, bensì con una certa invidia. E fare politica con degli attori internazionali di questo peso non è facile; non invidio i politici federali».

E in tutto questo rientra anche l'enorme sfida tecnologica. BancaStato negli ultimi due anni ha assunto 120 persone proprio per far fronte a possibili attacchi hacker e alle sfide poste dall'intelligenza artificiale.

«Sì, sono sfide che fanno riflettere. E non si tratta solo della parte tecnologica, ma anche di quella di regolamentazione dei rischi. Mi spiego, oggi la Svizzera viene classificata nelle liste nere del riciclaggio. La Confederazione vuole fare in modo, attraverso la Finma, che le banche siano un esempio nella gestione del denaro mondiale. E anche questo richiede molti più controlli e forza lavoro da parte nostra».

L'intervista completa a Fabrizio  Cieslakiewicz: