
La decisione del ministro liberale Gabriele Gendotti di non ripresentarsi per il Consiglio di Stato e quella del PLRT di ufficializzare la candidatura del consigliere nazionale Ignazio Cassis per il Consiglio federale fanno da spunto agli editoriali di due dei tre quotidiani ticinesi stamane in edicola. “La manovre in corso per occupare i seggi lasciati vacanti in Consiglio federale – scrive Giancarlo Dillena sul Corriere del Ticino - stanno mettendo in evidenza ancora una volta l'annosa questione delle successioni. Un problema che si pone spesso anche a livello cantonale e comunale. Colpa degli inamovibili, incollati alla poltroncina per decenni e difficili da schiodare? In taluni casi è indubbiamente così. Non sono pochi i politici che hanno ricoperto cariche per decenni, facendo il vuoto intorno a sé e eliminando, o semplicemente scoraggiando generazioni di potenziali successori concorrenti. Col risultato che loro stessi, quando pensano finalmente di farsi da parte, faticano a trovarne uno”. Secondo l’editorialista del Giornale del Popolo Gianmaria Pusterla in casa PLRT ci si prepara invece ad un arrocco. Questo perché la partenza di Gabriele Gendotti “apre le porte a diversi scenari, sia a livello cantonale, sia a livello federale, ma pure a livello comunale, pensando in modo particolare alla volontà di confermare il sindacato per esempio a Lugano”. “Ieri sera intanto - continua Pusterla - già circolava in modo quasi palese quella che si profila una mossa strategica elaborata a tavolino: la candidatura del Consigliere nazionale Ignazio Cassis per l’elezione del 22 settembre in Consiglio federale per la successione di Merz (con, bisogna ammetterlo, poche possibilità di successo) servirà per dare molta visibilità in Ticino all’ex medico cantonale che verrà poi proposto sulla lista per il Consiglio di Stato, proprio per succedere a Gendotti. E Gendotti avrebbe già le “valigie pronte” per rimpiazzare lo stesso Cassis a Berna (nella sala di quel Consiglio nazionale già frequentata da Gendotti per poco meno di un anno prima di succedere al compianto Buffi nel 2000 al Palazzo delle Orsoline.
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