
“Sergio De Toni utilizza mezze verità per urlare al Cantone le sue ragioni. Ma le cose stanno un po’ diversamente”. Parole di Elio Genazzi. All’indomani della lettera di fuoco inviata dal sindaco di Bissone al Consiglio di Stato, il capo degli Enti Locali risponde pubblicamente alle accuse che gli vengono mosse nella missiva. Il Cantone, ha detto Genazzi ai microfoni di TeleTicino, non ha mai istruito il Municipio di Bissone nei propri interessi. Gli Enti Locali sono intervenuti per ripristinare una situazione di degrado politico. Un piccolo dettaglio – aggiunge ironicamente Genazzi – che l’attuale sindaco di Bissone sembra aver dimenticato. Dalle premesse, agli argomenti. Dalle accuse, alle riposte. Secondo de Toni, Genazzi si sarebbe presentato a Bissone con una lista di tre avvocati. Tra questi il Municipio sarebbe stato costretto a scegliere il proprio difensore nella vertenza con l’allora sindaco Grosa. Di qui l’accusa di “marketing a favore degli amici” che Genazzi rispedisce fermamente. “Il Municipio, spiega Genazzi, aveva qualche difficoltà a scegliere il proprio legale nella vertenza Grosa. Così abbiamo messo sul tavolo del Municipio una lista di cinque avvocati. L’esecutivo – Grosa compreso! - sulla base di questi nomi ha preso la sua decisione. Tuttavia, conclude Genazzi, non era affatto obbligato a scegliere tra questa lista” Da ultimo poi c’è la questione pedinamenti. Che secondo De Toni, il capo degli Enti Locali avrebbe ordinato per risolvere la questione riguardante il domicilio a Bissone di alcuni municipali: “I pedinamenti, non necessariamente, sono partiti dagli Enti Locali”, ha risposto Genazzi. ¨ fp
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