
Anche ieri in Ticino i numeri dei contagi lasciano un attimo sperare e a conferma di ciò Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Moncucco spiega: “È un buon segnale che ci sia una diminuzione di casi, ma resta critico il numero delle terapie intensive”. Molti i dimessi quindi, che vengono mandati a casa se rispondono alle direttive dell’UFSP. “Quando vengono dimessi i pazienti vuol dire che non presentano più sintomi da almeno 48 e per almeno 10 giorni sono stati in isolamento” spiega Garzoni e aggiunge: “per i pazienti con decorsi complicati, come quelli che sono stati in cure intensive, invece si aggiungono due settimane”.
Test sierologiciAnche se, forse lo ricorderete, un giornalista de “Le Iene” durante il TgSpeciale di Teleticino aveva spiegato di essere risultato positivo al Covid-19 a inizio marzo e di risultare ancora positivo alla malattia. E quindi la domanda sorge spontanea: non sarebbe forse meglio fare il test più volte? Garzoni a tal proposito precisa: “Quello che bisognerebbe fare in realtà è verificare se il virus è ancora vivo o meno ma questo richiede tempistiche molto elevate e non è fattibile”. Ma non solo, è degli ultimi giorni la notizia che sono disponibili test sierologici per capire l’immunità del virus nelle persone. “I test sono diventati disponibili in questi giorni nei grossi laboratori, ma la domanda reale sta nel chiedersi che cosa ci dice il test” spiega il dottore della Moncucco. Il test sierologico consiste infatti nel capire se una persona è entrata o meno a contatto con il Covid-19 ma “non dà certezze, e non sappiamo tanto meno per quanto tempo potrà darci sicurezza contro il virus”. In ogni caso Garzoni sottolinea “Il test va utilizzato esclusivamente quando c’è una domanda precisa, come per esempio capire se un ricoverato è entrato o meno a contatto con il virus e in nessun’altra occasione”.
Questione mascherinePer la questione mascherine invece, è ancora tutto un discutere. Durante la conferenza stampa di qualche giorno fa a Berna è stato detto che non ce ne sono abbastanza. Nel mondo vediamo moltissimi Paesi che si stanno attrezzando e altri Cantoni in Svizzera che se le producono. In Italia, invece, sempre più regioni ne richiedono l’obbligo dal 4 maggio, giorno in cui la penisola dovrebbe ripartire. “Il concetto in questa fase attuale di emergenza è mantenere le distanze e limitare i contatti sociali ma, se si pensa alla ripartenza del Cantone, le mascherine potrebbero essere efficaci per permettere all’economia di ripartire”. “Ci sono mestieri – spiega Garzoni – dove le persone non possono stare a distanza di sicurezza, come per esempio le pattuglie della polizia oggi sono munite di mascherine perché devono stare all’interno dello stesso veicolo”. In ogni caso, è bene precisare che “se uno mette la mascherina ma non si lava le mani può fare a meno di metterla” ed è per questo che le mascherine vanno indossate insieme al mantenimento delle norme igieniche accresciute.
Cosa bisogna aspettarsi?Cosa ci aspettano le prossime settimane è stato ribadito a più istanze, è forse imprevedibile e intangibile. “Si va verso un allentamento delle misure ma vanno definiti i modi. Sappiamo che allentare le misure vuol dire parallelamente un aumento dei casi di Covid-19 ed è per questo che tutti faremo affidamento sul rispetto da parte della popolazione delle norme sanitarie di sicurezza”. “Oggi stimiamo che se va bene, una persona su dieci ha contratto il virus e per questo motivo dovremo fare in modo che il 90% della popolazione si infetti in maniera scaglionata”. E Garzoni precisa: “I dati parleranno chiaro: ci saranno fasi con curve che tenderanno ad aumentare ma noi dobbiamo impedire che ci siano picchi troppo bruschi e garantire piuttosto una fluttuazione dell’onda dei casi positivi”. Ed è bene aggiungere: “Anche l’eccesiva chiusura dev’essere evitata: rallenta l’economia e fa stare male le persone”.
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