
L'uccisione di Arno Garatti - il 46enne invalido il cui cadavere smembrato è stato rinvenuto tre giorni più tardi nel suo appartamento di via Daro 8 a Bellinzona - è avvenuta tra le 23.00 e l’una della notte di domenica su lunedì. Lo indicano, come scrive il CdT, i risultati dell’esame autoptico condotto dai periti anatomo-patologi di Varese sul corpo dell’uomo. Il delitto si è quindi consumato quando la moglie del 46.enne non si trovava già più a Bellinzona. I risultati dell’autopsia indicano inoltre che i fendenti mortali non sarebbero stati più di tre, inferti con un coltello a lama corta. Intanto emergono nuovo particolari. Secondo una testimonianza raccolta dalla RSI nessuno lo prese sul serio. Quando il 17enne serbo, presunto autore dell’omicidio del patrigno Arno Garatti, si presentò venerdi 1 luglio nel piccolo negozio di articoli usati situato in via Portone a Bellinzona chiedendo un’ascia e una valigia, motivando la richiesta con l’intenzione "di far fuori qualcuno" , né il titolare del negozio Marco Pàiva, né tantomeno i clienti del negozio pensavano che dalle parole il giovane serbo sarebbe passato presto ai fatti. “Pensavo scherzasse” ha dichiaratoil titolare, che per un breve periodo fu anche datore di lavoro del giovane. I dubbi cominciano a sorgere quando il giovane si presenta di nuovo in negozio chiedendo al titolare se fosse interessato all’acquisto di beni di proprietà del patrigno. Un campanello d’allarme che fece scattare la macchina investigativa fino al tragico ritrovamento di Via Daro.
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