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Galeazzi indagato in Italia per riciclaggio
Galeazzi indagato in Italia per riciclaggio
Galeazzi indagato in Italia per riciclaggio
Redazione
10 anni fa
Il deputato UDC risulta tra gli indagati della Guardia di finanza di Brescia: "Sono tranquillo. La questione è chiusa"

Tiziano Galeazzi, granconsigliere e capogruppo UDC in Consiglio comunale a Lugano, risulta indagato in Italia per riciclaggio.

Come anticipato da Brescia Oggi, Galeazzi sarebbe infatti iscritto nel fascicolo degli indagati per il caso "Pecunia Olet" insieme a un altro consulente finanziario elvetico.

Al centro dell'inchiesta partita dalla Guardia di finanza di Brescia vi sarebbe un'imprenditrice di origine bergamasca di 41 anni, residente nel Luganese. Galeazzi gestiva i conti correnti della donna, ma fino a oggi, sostiene il deputato, dall'Italia non gli è stata notificata alcuna accusa. 

"La vicenda risale a parecchi anni fa, quando ancora vigevano regole bancarie diverse rispetto a oggi" spiega ai nostri microfoni il granconsigliere UDC. "Il mio ruolo è stato marginale, gestivo i conti correnti della cliente. Ho semplicemente fatto il mio mestiere. Il mio nome salta fuori ora perché in Italia hanno chiuso ieri l'incarto e gettano tutti nello stesso calderone. Ma ripeto, ho agito nel rispetto delle regole e io sono assolutamente tranquillo".

D'altro canto, aggiunge Galeazzi, in Svizzera non è stata aperta nessuna inchiesta: "Il Ministero publico, al quale abbiamo spedito tutta la documentazione, è stato informato due anni fa sui fatti e la vicenda è stata chiarita. Ora non abbiamo più nessun contatto con la cliente e per noi la questione è chiusa".

I dettagli dell'operazione della Guardia di finanza

L’operazione in questione ha consentito di ricostruire minuziosamente l’attività di “pulizia di denaro sporco” (denaro proveniente da reati tributari e fallimentari commessi da un gruppo criminale) e di procedere, nella giornata di ieri, al sequestro, tra Italia e Svizzera, di beni e liquidità per un ammontare di circa 10 milioni di euro. L’associazione per delinquere era già stata disarticolata nel 2014, quando nell’ambito dell’operazione denominata “Mercato Libero” erano stati tratti in arresto 9 soggetti, alcuni dei quali ritenuti contigui a cosche della ‘ndrangheta calabrese. Nonostante gli intervenuti arresti, le autorità hanno continuato l’indagine, riuscendo ad individuare la destinazione finale dei flussi finanziari oggetto dell’attività di riciclaggio attraverso specifici accertamenti bancari sviluppatisi sul territorio nazionale e all’estero per il tramite di attività rogatoriali. Tali sviluppi investigativi, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bergamo, hanno dato origine all'operazione “Pecunia Olet”, così denominata in quanto il denaro trasferito lasciava, nei vari passaggi, il proprio “odore”, la propria “scia”.

Gli indagati, confidando nel “segreto bancario” svizzero e sanmarinese (ormai venuto meno) e nell’utilizzo di società offshore, si sentivano al riparo da qualsiasi eventuale provvedimento della giustizia italiana. L’attività di riciclaggio era governata dalla 41enne sopracitata, imprenditrice operante nel settore dell’edilizia. La stessa, con l’ausilio dei propri familiari, aveva provveduto a “svuotare” le società edili (società gestite dal sodalizio criminale e intestate a prestanomi) delle risorse finanziarie attraverso trasferimenti bancari da conti italiani, verso conti svizzeri, sanmarinesi e di Singapore.

Tali conti esteri erano intestati a società offshore (scatole vuote formalmente aventi sede a Panama, British Virgin Islands, Marshall Islands) gestite a loro volta da società fiduciarie svizzere. Dietro i predetti schermi vi erano gli indagati, quali titolari effettivi delle operazioni e dei rapporti finanziari.

 

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