
Ci sarà probabilmente l'Africa nel prossimo futuro del giovane serbo condannato per l'omicidio del patrigno Arno Garatti, avvenuto a Daro il 1° luglio 2011.
Fra quattro mesi, nel luglio 2015, l'ormai quasi 20enne avrà finito di scontare i suoi quattro anni di reclusione e potrà quindi tornare in libertà.
Ma non in Svizzera, dato che a fine pena lo attende l'espulsione immediata verso la Serbia, paese dove si è rifugiata la madre, condannata all'ergastolo in appello ed ora in attesa del giudizio del Tribunale federale.
Il giovane serbo, però, potrebbe fermarsi ben poco nel suo Paese natale. Per lui vi sono infatti dei progetti più a lungo termine, con i quali lo si vuole aiutare a ricrearsi una vita.
Li ha illustrati a La Regione Ticino il patrocinatore del ragazzo, avvocato Luca Guidicelli.
Il legale ha spiegato che, una volta giunto a Belgrado, il ragazzo sarà aiutato da una comunità religiosa locale per ottenere un passaporto e un permesso di lavoro per la Repubblica del Congo-Brazzaville. Nel Paese africano si prevede di farlo lavorare in più ambiti, in collaborazione con la Chiesa locale, al fine di trovare quale sia il suo sbocco.
Si tratta per ora solo di un progetto di reinserimento della società, sul quale il giovane serbo deve ancora esprimersi. L'avvocato Guidicelli auspica che il ragazzo sappia cogliere la palla al balzo ed approfittare di questa occasione. "Mi auguro di poterne fare un uomo" ha dichiarato il legale.
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