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Ticino
Furto alla Zenger: condannato l'autista
Redazione
16 anni fa
L'uomo, un 70enne italiano in pensione, aiutò gli autori della rapina a mettere a segno un furto da un milione alla gioielleria di Ascona

È stato condannato a due anni sospesi con la condizionale, l’autista riconosciuto colpevole di complicità nella rapina alla gioielleria Zenger di Ascona lo scorso 28 ottobre.Il processo si è tenuto a Lugano alla corte delle assise correzionali di Locarno in Lugano presieduta dal giudice Claudio Zali, che ha confermato l’atto d’accusa della procuratrice pubblica Rosa Item, che aveva chiesto 30 mesi, di cui 15 da scontare. Il difensore Carlo Borradori si era invece battuto per il proscioglimento del suo imputato. Né l’accusa né la difesa inoltreranno ricorso contro la sentenza di colpevolezza. 69 anni, pensionato di Milano con un passato di autista. Dapprima alle dipendenze della famiglia Versace poi di casa Mediaset. Lui nega tutto ma secondo la procuratrice pubblica Rosa Item avrebbe fatto parte della banda che lo scorso 29 ottobre mise a segno la rapina alla gioielleria Zenger di Ascona. Un colpo da più di un milione e 200mila franchi. Quattro rapinatori armati di pistola, lo ricordiamo, fecero man bassa di orologi e oggetti preziosi, dopo aver rinchiuso nel retro le commesse del negozio. La fuga di due di loro durò poco. Vennero arrestati ai posti di blocco della polizia Cadenazzo mentre cercavano di scappare a bordo di due vetture diverse. La prima guidata da una donna, che ha subito confessato di conoscere i piani malavitosi dei rapinatori. L'altra, dall'autista milanese, che ha sempre negato ogni addebito. O meglio: che ha sempre negato di sapere qualcosa sulla rapina. Stando l'imputato, in carcere preventivo da sei mesi, lo scorso 28 ottobre portò i rapinatori a Locarno. E il giorno dopo andò a riprenderne uno. Insomma: si comportò da normale autista. Nulla di più. Un processo indiziario dunque. Reso ancor più difficile dalle molte versioni fornite dall'imputato nei mesi che seguirono il suo arresto. A partire dal numero di rapinatori che il giorno precedente al colpo condusse a Locarno. due anziché uno. “Ma perché ha raccontato tante bugie?”, lo ha incalzato stamane il giudice Zali. "È stato il panico”, ha spiegato l'uomo. “Non sono abituato a questo genere di situazioni. Ma vi assicuro che non sapevo nulla del colpo”, ha spiegato il 69enne difeso dall'avvocato Carlo Borradori. E stamane il giudice Zali ha voluto sentire in qualità di testimoni-imputati proprio i due autori della rapina, pure loro in carcere alla Farera in attesa del processo. "L'imputato? Mai visto prima dello scorso 28 ottobre", ha detto il primo, un serbo di 35 anni. Più delicata la testimonianza del secondo rapinatore, un italiano pluricondannato, amico dell'imputato. “Giocavamo a carte allo stesso bar, ma lui non sapeva nulla della mia vita malavitosa", ha spiegato il rapinatore. "Come non sapeva nulla della rapina che stavamo per mettere a segno". "Una bella fregatura allora, quella che ha fatto al suo amico”, ha osservato il presidente della corte. “Sì - ha ammesso il testimone -. È stata una carognata”. [email protected]

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