
Non si sono fatte attendere le reazioni della politica ticinese alla sentenza della Corte delle Assise criminali nei confronti del funzionario del DSS accusato di coazione sessuale e violenza carnale nei confronti di tre donne, una delle quali minorenne all'epoca dei fatti. Corte che, ricordiamo, lo ha condannato una pena sospesa che gli permetterà di evitare il carcere (vedi articolo suggerito).
Tra i primi a commentare la deputata PPD Sabrina Gendotti: "Ecco perché va introdotta la pena detentiva minima e vanno inasprite le pene massime". La parlamentare si riferisce ovviamente alle due iniziative cantonali - presentate il 20 giugno 2016 da Fiorenzo Dadò (PPD) e Michela Delcò Petralli (Verdi) e approvate lo scorso 21 gennaio dal Gran Consiglio - che chiedono un inasprimento delle pene previste per i reati contro l’integrità sessuale nei confronti dei minori e, rispettivamente, il miglioramento della prevenzione e che approderanno infine a Berna.
Ed è proprio a Berna che il consigliere nazionale PPD Marco Romano si rivolgerà per l'introduzione di pene minime e per termini di prescrizione, citiamo, "più consoni a queste schifezze".
"Resta tuttavia l'imbarazzo e la tristezza per i contorni mediatici e istituzionali di questo caso: una persona venerata per anni negli ambienti della politica giovanile e di cui oggi si tace il nome (quando per altri funzionari coinvolti in questioni in confronto ridicole si sparò subito la foto su siti e prime pagine), per l'evidenza di un'amministrazione che per anni ha saputo ma ha insabbiato, per una cerchia di persone vicine al condannato che mensilmente sentenziano urbi et orbi (con toni talvolta fuori misura) che ora generano un silenzio assordante! Non giudico, non commento la sentenza, ma non trovo risposte razionali a queste dinamiche", ha ribadito su Facebook.
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