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Funzionaria trasferita: “Se fosse stata nel privato…”
Funzionaria trasferita: “Se fosse stata nel privato…”
Funzionaria trasferita: “Se fosse stata nel privato…”
Redazione
9 anni fa
Lara Filippini lancia un'iniziativa per cambiare la legge dei dipendenti pubblici: "Giusto licenziare funzionari condannati"

L’ex segretaria dell’Ufficio migrazione, condannata per violazione del segreto d’ufficio nell’ambito dello scandalo permessi, non è stata licenziata, ma trasferita in un altro Dipartimento (dal DI al DSS). Una decisione presa per rispettare il “principio di proporzionalità”, aveva spiegato il Governo rispondendo a un’interrogazione di Lara Filippini (La Destra), ma che non ha soddisfatto quest’ultima, che oggi ha lanciato un’iniziativa generica per modificare la legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti (LORD).

“Stiamo parlando di una funzionaria condannata a livello penale, in modo definitivo, per aver trasmesso delle informazioni riservate a terze persone. Secondo me il Consiglio di Stato ha banalizzato la questione” commenta a Ticinonews Lara Filippini.

“Mi metto nei panni di un dipendente dell’amministrazione: come si deve sentire una persona che ha sempre svolto un lavoro corretto e puntuale, di fronte a chi la “passa liscia” in questo modo? D’accordo se faccio un danno all’interno dell’ufficio e vengo sanzionata dal superiore con una riduzione della scala salariale o altro. Ma qui siamo di fronte a una sentenza definitiva in un settore che tratta dati sensibili. E il Governo non è entrato nel merito della questione, specificando se la donna è stata sanzionata o meno”.

Per Filippini è quindi importante dare un segnale all’opinione pubblica, visto anche le recenti questioni a livello cantonale. “Se viene a mancare il rapporto di fiducia con il dipendente, è giusto poterlo licenziare, così come avviene nel privato” sottolinea ancora Filippini. 

La Legge organica dei dipendenti prevede il licenziamento come “extrema ratio”, aveva spiegato il Governo nella sua risposta, sottolineando che si prediligono altre misure amministrative, come il trasferimento e/o un'attribuzione a una classe inferiore. Questo sempre tendendo conto che "qualsiasi azione deve essere proporzionata e conseguente ai fatti".

Da qui la proposta di Filippini e cofirmatari di cambiare la legge, per fare in modo che un dipendente cantonale condannato penalmente in via definitiva possa venir allontanato. 

"Riteniamo che l’art.33 - che fissa come “nello stabilire i provvedimenti disciplinari si tiene conto della colpa, dei motivi, della condotta precedente, del grado e della responsabilità del dipendente come pure l’estensione e dell’importanza degli interessi di servizio lesi o compromessi” - non possa valere di fronte a una condanna penale, in quanto la valenza giuridica è sancita dalla sentenza stessa" si legge nell'iniziativa inoltrata al Governo. "In questo caso infatti, non è più il datore di lavoro che valuta se e come sanzionare il dipendente, ma è stata la giustizia a stabilire la gravità dell’atto – aprendo un’inchiesta a carico della funzionaria, con susseguente condanna - atto che assume, di pari passo, un peso ben più importante anche verso la cittadinanza".

Inoltre, si continua a leggere, "attualmente con la normativa in essere, il funzionario che è inquisito - come è giusto che sia - gode della presunzione d’innocenza fino alla sentenza definitiva. Qualora però, questa sentenza confermi l'avvenuto reato, dovrebbe essere possibile far risalire gli effetti della disdetta al momento del reato. Questo perché secondo un principio generale "il crimine non paga", ossia chi commette reati non deve trarre vantaggi dal suo agire delittuoso, come il prolungamento delle procedure che permetterebbero il mantenimento dei diritti acquisiti".

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