Cerca e trova immobili
L'intervista
Fulvio Pelli: «Che Zali fosse particolarmente attivo nei rapporti con le donne si sapeva, ma quello che è emerso è altro»
Red. Online
3 ore fa
L’ex presidente del PLR commenta il «caso Zali» e critica l’Esecutivo: «Il Governo va bocciato, servono cinque persone che lavorino insieme per il bene del Cantone» – Sulla Lega: «Bignasca oggi la smantellerebbe»

«Una volta le cariche pubbliche erano esenti da questo tipo di problemi. Oggi, invece, sembrano arricchite da fenomeni ai quali avremmo volentieri rinunciato». Fulvio Pelli commenta così il «caso Zali». Secondo l’ex presidente del Partito Liberale Radicale, l’aspetto più problematico riguarda il linguaggio utilizzato da Zali nei messaggi privati. «Un linguaggio telefonico del tutto inaccettabile», lo definisce Pelli, aggiungendo: «Che Zali fosse particolarmente attivo nei suoi rapporti con le donne si sapeva. E non è proibito. Ma quello che è emerso è di più e non è bello».

La mail all'EOC

Pelli, già presidente del PLR svizzero ed ex consigliere nazionale, critica anche la nota e-mail con cui Claudio Zali si è rivolto ai vertici dell’EOC (e in copia pure al consigliere di Stato Raffaele De Rosa) per chiedere l’assunzione di una sua conoscente: «Zali non doveva scrivere, ma gli altri non dovevano accettare di farsi scrivere. Il fatto che non abbiano fatto niente non è una bella cosa. Io gliel'avrei rispedita, con "quattro sberle" scritte di risposta».

«La politica sta fornendo troppo lavoro al Ministero pubblico»

Nel mirino c’è anche il modo in cui il Consiglio di Stato ticinese ha gestito la situazione. Pelli invita però a distinguere le responsabilità: «Il Governo non è lì per giudicare questi casi e non è lì per gestirli. Quando succedono, sono ingestibili». A suo avviso, qualsiasi scelta dell’Esecutivo sarebbe stata criticata: «Se interviene violentemente fin dall’inizio viene criticato, se non fa nulla, attende e riflette, viene criticato. Il Governo non c’entra con queste vicende di Zali».

Pelli esprime inoltre perplessità sul coinvolgimento del Ministero pubblico e del procuratore generale nelle vicende politiche. «La politica sta fornendo un po’ troppo lavoro al Ministero pubblico», afferma, intervistato da Andrea Leoni. A suo giudizio, il procuratore generale si trova a occuparsi di casi che sono, in primo luogo, politici: «È una perdita di tempo colossale».

«Il governo va bocciato»

Interpellato sul bilancio della legislatura, anche alla luce di altri episodi che hanno coinvolto il Governo — come l’incidente di Norman Gobbi e il caso Hospita —, Pelli non usa mezze misure: «Il Governo nel suo complesso va bocciato». Questo non significa, tuttavia, che tutti i consiglieri di Stato debbano lasciare l’incarico. «Non è giusto che vadano tutti a casa, però è giusto che si formi una squadra di persone che rispettino la funzione che hanno», precisa. Per l'ex presidente del PLR il Ticino avrebbe bisogno di cinque persone «che vadano lì per lavorare insieme a favore del Cantone», con esperienza e disponibilità al sacrificio, perché «c'è voglia di cambiamento» nel Paese. «Non bisogna scegliere in funzione degli aperitivi che offrono o del piacere che hanno per non lavorare».

«La Lega è un fenomeno, alla fine»

L’ex presidente del PLR guarda poi al futuro politico del Cantone e al desiderio di cambiamento che, a suo avviso, serpeggia nella società. Ma mette in guardia dal rischio che il cambiamento porti a un peggioramento. Il giudizio sulla Lega dei Ticinesi è particolarmente duro: «Adesso fanno il contrario di quello che Bignasca diceva di fare, si buttano in tutti i posti possibili e immaginabili per guadagnare, sono improduttivi. Penso sia un fenomeno, alla fine». Pelli ricorda di essere stato l’avversario politico principale di Giuliano Bignasca, quando guidava il PLR, ma sottolinea di aver mantenuto con lui un rapporto corretto. «Io rappresentavo il potere, tra virgolette, e lui la rivolta contro il potere», spiega. Alla domanda su cosa farebbe oggi Bignasca, la risposta è netta: «Chiuderebbe la Lega. La smantellerebbe. Direbbe che non fa più quello che doveva fare».