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Fuga e (non) rientro dei giovani dal Ticino: qual è la posizione politica?
© CdT/Chiara Zocchetti
© CdT/Chiara Zocchetti
Redazione
2 ore fa
Il deputato del Centro Claudio Isabella interroga il Consiglio di Stato sulla questione: «Ignorare o minimizzare questa dinamica significa accettare passivamente un progressivo declino»

Il tema della partenza dei giovani dal Ticino e della difficoltà nel favorirne il rientro è tornato al centro del dibattito pubblico. Non è più un allarme lanciato da singoli osservatori, ma una preoccupazione diffusa sul territorio. Lo sottolinea un’interrogazione parlamentare di Claudio Isabella. «Ne è prova anche il fatto che esponenti dei Giovani del Centro hanno depositato interrogazioni sul tema in oltre 40 Comuni ticinesi, interrogazioni che affrontano in modo diretto il fenomeno della fuga dei giovani e l’attrattività – o meglio, la crescente disattrattività – del nostro Cantone per le nuove generazioni. Un segnale politico chiaro, trasversale e difficilmente ignorabile», si legge nel testo. 

Il deputato del Centro ricorda che nel marzo 2023 è stata depositata un’iniziativa parlamentare generica intitolata «Incentivare il rientro dei cervelli in Ticino», con l’obiettivo di introdurre uno strumento concreto e mirato a favore dei giovani ticinesi che, al termine del proprio percorso fuori Cantone o all’estero, decidono di rientrare, risiedere, creare una famiglia e lavorare in Ticino.

 L'iniziativa in questione si fondava su dati e tendenze ben note: un marcato invecchiamento della popolazione, un saldo intercantonale negativo nella fascia d’età 20–35 anni, la perdita sistematica di forza lavoro indigena qualificata, meno giovani in età fertile e quindi meno nascite e conseguenze rilevanti, nel medio-lungo periodo, per il mercato del lavoro, il sistema sociale, quello sanitario e l'economia intera.  

«A distanza di oltre tre anni dal deposito dell’iniziativa, il Consiglio di Stato non ha ad oggi ancora presentato alcun messaggio né espresso una chiara presa di posizione politica sul tema. Questo silenzio appare tanto più problematico se messo in relazione con l’attualità del fenomeno e con la crescente mobilitazione anche a livello comunale», viene evidenziato nell'interrogazione.

Per Isabella, è fuori discussione che partire per studiare o per un’esperienza lavorativa faccia parte della tradizione ticinese ed è spesso un’esperienza arricchente. Il problema, tuttavia, nasce quando una quota sempre più rilevante di giovani sceglie di non rientrare, attratta da migliori condizioni salariali, maggiori opportunità professionali, maggiore offerta di attività lucrative e una più efficace conciliazione tra vita lavorativa e familiare offerte altrove.

 «Va inoltre sottolineato che altre nazioni, come ad esempio l’Italia – che non si trova in una situazione finanziaria migliore rispetto al nostro Cantone – hanno scelto di investire in misure mirate a favore del rientro dei giovani e dei talenti. I risultati ottenuti sembrano dare loro ragione», spiega ancora Isabella, definendo «significativo» il fatto che, nonostante l’alternanza dei Governi, queste misure siano state mantenute nel tempo, talvolta adeguate o perfezionate, ma mai abbandonate. «Ciò dimostra che il tema del rientro dei giovani viene considerato una priorità strategica di lungo periodo, che va oltre le contingenze politiche». 

Per il deputato del Centro «è evidente che ogni realtà territoriale presenta delle proprie peculiarità e che non esistono soluzioni preconfezionate». Proprio per questo motivo «appare necessario adattare le misure alla specificità ticinese, anziché rinunciare a intervenire. L’assenza di una risposta non può essere considerata una strategia». 

E ancora: «Ignorare o minimizzare questa dinamica significa accettare passivamente un progressivo declino, con un ulteriore indebolimento della struttura demografica ed economica del Cantone. Una deriva che molti osservatori non esitano ormai a definire come una vera e propria glaciazione demografica, dalla quale rischia di diventare sempre più difficile uscire». 

Per questo motivo, con questa interrogazione Isabella intende sollecitare il Consiglio di Stato ad uscire da una posizione attendista e ad assumere una visione politica chiara e propositiva su una delle principali sfide strategiche per il futuro del nostro Cantone.

Le domande inoltrate al Consiglio di Stato:

1. Qual è la posizione politica del Consiglio di Stato sull’iniziativa parlamentare generica del 13 marzo 2023 «Incentivare il rientro dei cervelli in Ticino»?

2. Quali altre alternative efficaci e concrete, oltre a quelle proposte nell’iniziativa del 2023, il Consiglio di Stato intravvede per contrastare la fuga dei giovani, rafforzare il potere d’acquisto delle nuove generazioni e rendere il Ticino un luogo attrattivo anche per tornare?

3. Il Consiglio di Stato ritiene che l’aumento del numero di partenze dei giovani ticinesi e il loro mancato rientro rappresentano un problema serio e strutturale per il futuro del Cantone, o ritiene che si tratti di un fenomeno marginale destinato ad autorisolversi?

4. Il Consiglio di Stato reputa la «fuga dei giovani» come un tema prioritario da affrontare? Se sì, quali misure sono già state implementate?

5. Il Consiglio di Stato è disposto a sostenere l’introduzione di misure mirate per incentivare il rientro o la permanenza dei giovani in Ticino?

6. Se sì, quante risorse può e intende investire?

7. Quanti nuovi giovani di età compresa tra i 25 e i 35 anni si sono domiciliati nel nostro Cantone negli ultimi 10 anni?

Nello stesso periodo, quanti giovani ticinesi appartenenti a questa fascia d’età hanno invece lasciato il Ticino? (si chiede di fornire i dati suddivisi per anno e luogo di partenza; altro Cantone o estero)

8. A quanto ammontano la media e la mediana dei redditi di questi nuovi giovani?