Cerca e trova immobili
Ticino
Fuga da Schengen: UDC contro tutti
Redazione
13 anni fa
L'UDC ha chiesto la disdetta degli accordi. Scontro Rusconi-Romano, mentre Widmer-Schlumpf ammette errori di valutazione

L'utilità degli accordi Schengen/Dublino è stata al centro di una discussione, stamani al Consiglio nazionale, dedicata agli stranieri criminali e agli abusi in materia di asilo. L'UDC, che è stata all'origine del dibattito, si è ritrovata isolata nel chiedere la disdetta degli accordi. Alla fine, la Camera del popolo ha comunque accolto una serie di mozioni che imprimono un giro di vite. In questo senso, i democentristi hanno ricevuto l'appoggio degli altri partiti borghesi. Statistiche alla mano, l'UDC ha tentato di dimostrare il fallimento dello spazio di Schengen/Dublino. Dall'entrata in vigore degli accordi, i reati sono in continuo aumento e "il nostro Paese è spennato come un tacchino a Natale", ha esclamato Adrian Amstutz (UDC/BE). Il sistema di scambio d'informazioni non funziona, ha sottolineato Andrea Geissbühler (UDC/BE), a sua volta agente di polizia. Rusconi: "Un colabrodo" "La frontiera è diventata un colabrodo", ha rammentato Pierre Rusconi (UDC/TI). La soppressione dei controlli alle frontiere interne e le lacune alle frontiere esterne fanno di Schengen una vera e propria libera circolazione dei criminali. Il Ticino è una cavia di questo esperimento veramente mal riuscito, ha aggiunto Rusconi. Nelle regioni di confine avvengono con inquietante regolarità crimini, attacchi agli uffici cambi e ai distributori di benzina, ha sottolineato. Le statistiche - ha proseguito - dimostrano che a livello svizzero, dopo Schengen, le rapine sono aumentate del 22% dal 2008 al 2009 e del 16% dal 2011 al 2012. Pierre Rusconi ha anche denunciato la "beffa dei costi", nettamente superiori a quelli preventivati. Ha ricordato che nell'opuscolo elettorale del 2004 il Consiglio federale tranquillizzava il popolo, stimando i costi a 7,4 milioni di franchi all'anno, mentre ora lo stesso governo ha dovuto ammettere che tra il 2008 e il 2011 sono stati spesi in totale circa 268 milioni di franchi, ossia 67 milioni di franchi all'anno, una cifra quasi dieci volte superiore. Più agenti Disdire gli accordi - ha replicato Marco Romano (PPD/TI) - non eliminerà la criminalità straniera. Attribuire la responsabilità della situazione odierna agli accordi di Schengen e Dublino non risolve alcun problema, anzi rischia di privare il nostro dispositivo di sicurezza di importanti strumenti di lavoro, ha sottolineato Romano. Per fare maggiori controlli - ha proseguito - servono più agenti: nei corpi di polizia cantonali, comunali e soprattutto, delle guardie di confine. Gli agenti devono poi essere dotati di mezzi e tecnologie efficienti. Tutto questo ha dei costi elevati, motivo per cui sono fondamentali le risorse necessarie. Quando si chiede maggiore sicurezza, protezione alle frontiere e più controlli si deve anche sostenere i crediti per aumentare gli effettivi del corpo delle guardie di confine e dei corpi di polizia nei cantoni. Negli ultimi anni - ha deplorato Marco Romano - è però stato fatto l'esatto contrario. Costi sottovalutati Eveline Widmer-Schlumpf gli ha risposto ricordando che si dovranno stanziare i mezzi necessari nel preventivo. Rivolgendosi a Pierre Rusconi, la ministra delle finanze ha invece ammesso che nel 2004 i costi sono stati nettamente sottovalutati, ma è ingiusto attribuirne la crescita esponenziale a un presunto mal funzionamento degli accordi. Il sistema Schengen/Dublino non è "perfetto", ha dal canto suo constatato Simonetta Sommaruga. Tuttavia - ha aggiunto - solo la collaborazione internazionale in materia giudiziaria e di polizia può rispondere al dilagare della criminalità straniera. Ed è proprio ciò che consente lo spazio Schengen. Sebbene i costi iniziali siano stati sottovalutati - ha sottolineato la Sommaruga - rispetto all'utilità essi sono accettabili. Disdire gli accordi costri

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata