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Ticino
Fu sesso consenziente
Redazione
12 anni fa
È stato assolto il 48enne pizzaiolo calabrese, accusato di aver violentato una 22enne in cura a Castelrotto

Oggi poco dopo mezzogiorno il giudice Amos Pagnamenta ha pronunciato la sentenza in merito a una presunta violenza sessuale avvenuta la sera del 13 marzo 2013 a Castelrotto.

L'imputato, un 48enne pizzaiolo di origine calabrese residente a Luino, è stato assolto.

L'accusa, sostenuta dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas, chiedeva una condanna a 4 anni e sei mesi di detenzione da scontare. La difesa, rappresentata dall'avvocato Alain Susin, l'assoluzione.

Si doveva quindi definire se quel rapporto sessuale fu consenziente o meno.

I fatti. La donna che ha denunciato la violenza, una 22enne, si trovava allora ricoverata presso l'Ospedale malcantonese di Castelrotto per curare un disturbo di personalità borderline. Il giorno precedente il presunto stupro, la donna aveva conosciuto l'imputato attraverso un altro paziente della clinica. I due avevano scambiato qualche chiacchiera e il giorno seguente, stando all'accusa, il pizzaiolo si sarebbe ripresentato a Castelrotto, con una bottiglia di vodka in mano. Avrebbe invitato la giovane donna a seguirolo all'esterno della clinica, in automobile, e poi, giunto in un luogo discosto, avrebbe abusato di lei.

"La sua colpa è grave" secondo il procuratore pubblico, che non ha concesso all'uomo nessuna attenuante. "Ha approfittato di una donna malata, oltretutto ubriaca ed è stato lui a farla ubriacare. Non poteva non accorgersi dell'instabilità mentale della ragazza."

Ragazza che, secondo i medici che l'hanno visitata al suo rientro in ospedale, "era visibilmente ubriaca e non si reggeva in piedi".

Secondo la difesa, invece, il rapporto è stato consenziente. Sarebbe stata la donna a cercare l'uomo e a raccontargli cose intime. "Già in passato" spiega l'avvocato Susin "in un'altra occasione la donna aveva affermato di essere stata violentata, ma poi aveva ritrattato ed aveva ammesso di aver esagerato con le accuse. In questo caso si è inventata tutto per giustificare le sue colpe, e dunque il fatto di essersi ubriacata, di aver lasciato l'ospedale e di aver avuto un rapporto sessuale non protetto. Ha incolpato il mio cliente di tutto questo, ma il mio cliente non ha colpe."

Il giudice ha valutato "non lineari" le dichiarazioni della donna e, in base al principio "in dubio pro reo", ha prosciolto l'uomo da tutto le accuse.

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