
Intervistati dal TG Speciale di Teleticino, i Consiglieri agli Stati Marina Carobbio e Marco Chiesa hanno espresso il loro punto di vista sulla decisione italiana, presa unilateralmente, di riaprire il confine il 3 giugno. Ma non solo, si è anche parlato dell'impatto della manodopera estera su settori strategici come quello medico-infermieristico e di come eventualmente riuscire a limitarlo.
Come avete accolto la decisione italiana di riaprire?Carobbio: Come molti sono rimasta sorpresa della decisione e del fatto che si tratta di una misura unilaterale. Ritengo che per le misure legate al covid, e a maggior ragione anche per la questione delle frontiere servano azioni coordinate, non solo tra i due Paesi ma anche con tutti gli altri Paesi europei. Questo perché è un problema che va al di là dei confini nazionali.Chiesa: Sotto questo punto di vista non posso che sposare le parole di Marina Carobbio. È chiaro che mentre abbiamo visto a una concertazione con altri Paesi che ha portato a una decisione di riapertura il 15 di giugno ci siamo trovati con un'Italia che ha deciso da sola cosa fare. Bisogna contestualizzare di cosa stiamo parlando: la Lombardia è un territorio di 10 milioni di abitanti che ha avuto 85'000 contagi e 15'500 decessi. Ancora tra ieri ed oggi ci sono state 700 persone contagiate. La prudenza dovrebbe richiamare a delle frontiere presidiate e alla possibilità di dare delle risposte sanitarie importanti e invece non sarà così, si riaprirà tutto e prima ancora degli altri Paesi con cui abbiamo trovato un accordo.
Marina Carobbio, oggi dalla Segreteria di Stato della Migrazione è trapelata l'ipotesi di un mantenimento delle regole attuali per varcare il confine. È una buona risposta?Carobbio: Penso bisogna trovare una soluzione coordinata per il bene di tutti. Ci sono delle soluzioni che devono essere trovate rapidamente, penso alla possibilità di visita e ricongiungimento a chi ha legami famigliari, c'è la questione di chi per lavoro deve spostarsi, che si è risolta già in parte per quanto riguarda i frontalieri. Queste cose vanno sicuramente affrontate. Io spero che la decisione di riaprire il 3 di giugno non sia dettata solo da un interesse economico. L'abbiamo visto anche in Svizzera: ci sono state molte pressioni per una riapertura anche più rapida di quanto deciso dal Consiglio federale, in particolare da ambienti economici e partiti di centrodestra. Prima di tutto bisogna tenere conto delle ragioni di salute pubblica ed adottare tutte le misure precauzionali. Questo sarà uno dei temi dell'incontro della delegazione ticinese alle Camere federali con il Governo cantonale.
Oggi il sindaco di Lavena-Ponte Tresa ha detto: "70'000 frontalieri stanno già lavorando in Svizzera, il contagio di ritorno che si temeva non c'è stato, quindi non dite che è troppo presto". C'è del vero?Chiesa: Noi diciamo che è troppo presto, altrimenti non mi spiegherei il motivo per il quale con gli altri Paesi abbiamo ben fissato altre date. Ma non ho dei dubbi sul motivo che ha spinto l'Italia a prendere questa decisione unilaterale: è una questione meramente economica. L'Italia sta arrancando, specialmente nelle regioni di confine. Mancano il turismo degli acquisti e il turismo in generale, e a mio modo di vedere queste sono le ripercussioni economiche del coronavirus accompagnate a una fragilità dello Stato italiano. Trovo che il Governo Conte sia confrontato con un rebus dal quale non può uscire e ne vuole uscire semplicemente riattivando il sistema economico italiano, che era già in crisi e oggi patisce ancora di più le conseguenze del Covid. Ma questo non vuol dire che possiamo semplicemente accettare una decisione di riaprire unilaterale ma che comunque ci coinvolgerà.
È anche vero che alcuni settori dell'economia ticinese si sono dimostrati molto dipendenti dai frontalieri. Questo è un elemento di forza per l'Italia. Non teme ci possano essere ritorsioni?Chiesa: Questo è un fortissimo elemento di debolezza che ha la Svizzera, perché quando un Paese è dipendente da un altro Paese significa che stiamo sbagliando qualche cosa. Per questo motivo pensiamo sia importante votare l'iniziativa della limitazione del 27 settembre che dà priorità all'assunzione di residenti in alcuni settori e formazione negli ambiti strategici: il sanitario è uno di questi. Credo il problema sia da risolvere e lo possiamo fare decidendo di che tipo di immigrazione possiamo aver bisogno.Carobbio: Ricordo al collega Chiesa che avremo la possibilità di discutere e anche votare una proposta che vuole formare più personale in ambito sanitario e infermieristico in Svizzera. Un'iniziativa popolare, lanciata dagli infermieri, che chiede di formare e riconoscere meglio il lavoro del personale infermieristico. Sarebbe una proposta importante per aumentare il personale infermieristico lanciato da noi e dall'altro lato per riconoscere il grosso lavoro svolto in queste settimane e in questi mesi di crisi. Ci sono diverse proposte in questo ambito e mi auguro che il collega e il suo partito sostengano con convinzione questa iniziativa.Chiesa: Io voterò il controprogetto che vuole anche un rafforzamento degli investimenti, ma mi auguro che la collega voti anche per dare un posto di lavoro è un'opportunità a chi è residente, per evitare magari di formare ulteriori frontalieri.Carobbio: Penso che la formazione sia importante in ambito sanitario e in diversi altri ambiti per avere persone proprio laddove ci mancano. Oggi noi siamo dipendenti dal personale formato all'estero proprio perché non ne formiamo a sufficienza. Questo è il primo punto da fare: se noi formiamo più persone, in particolare medici, noi riusciremo ad affrontare questa carenza e sconfiggere questo problema.
Marina Carobbio, lei crede che la situazione attuale possa favorire la votazione del 27 settembre sulla libera circolazione?Carobbio: Sicuramente animerà il dibattito. Difficile dire se favorirà o meno, ci saranno diversi fattori e sicuramente dipenderà anche dalla crisi economica. Questo dibattito dev'essere fatto approfondendo tutti gli aspetti della situazione, non penso che tornare a reintrodurre lo statuto di stagionale sia la situazione migliore. Chiesa: Io penso che la popolazione abbia perfettamente capito che abbiamo la necessità di avere un certo tipo di autonomia e di indipendenza e questo succede quando possiamo decidere da soli il tipo di immigrazione che vogliamo. Io sono a favore di un'immigrazione complementare, ma non sostitutiva. Bisogna tornare al sistema di prima che diceva semplicemente che prima di rilasciare un permesso per uno straniero bisogna confrontarsi con le risorse che abbiamo al nostro interno.
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