
"Ce l'aspettavamo, anzi è già tanto che la percentuale non è stata più alta, c'è troppo un clima di malessere oltreconfine". Lo ha detto, commentando i risultati della votazione in Canton Ticino, Eros Sebastiani, presidente dell'Associazione Frontalieri Ticino, con sede a Varese, dalla cui provincia arrivano circa 25.000 dei lavoratori che vanno a lavorare nel cantone svizzero. Altri 22.000 arrivano dal comasco e il resto tra il lecchese, la Valtellina, il Verbano-cusio-ossola in Piemonte, e in minore percentuale da altre zone del centro Italia. "Ho già ricevuto molte telefonate preoccupate di lavoratori che mi hanno chiesto 'ma che succede domani? non ci fanno passare?' - ha raccontato Sebastiani -. La prima cosa da precisare è che domani non accadrà proprio nulla, perché quella è stata solo una consultazione per sollecitare Berna a fare qualcosa, ma dubito che si arriverà mai a una legge vera e propria come richiesto dal testo della consultazione". "Quello che non è da sottovalutare però - ha aggiunto - è che questi risultati sono il sintomo di un clima che potrebbe diventare esplosivo, purtroppo ci sono davvero delle situazioni che esasperano gli animi, come i casi di tanti lavoratori stranieri, non dico italiani, che accettano di lavorare per paghe bassissime".
"Prima i nostri: errare è umano, perseverare diabolico"
"Seppur votato, l'esito del referendum sarà di difficile applicazione e non cambierà l'orientamento del mercato del lavoro cantonale". Lo conferma Sergio Aureli, responsabile frontalieri del sindacato svizzero Unia, secondo il quale l'esito del referendum in Svizzera non dovrebbe avere conseguenze pratiche, dal momento che non spetta al Cantone ma a Berna legiferare in tema di lavoro. "Il voto di oggi rappresenta la cartina al tornasole di una politica economica del Canton Ticino che non affronta in modo concreto le soluzioni ai problemi del mercato del lavoro - ha aggiunto -. Solo col dialogo si risolvono i problemi". "Errare è umano, perseverare è diabolico - afferma Francesco Dotti, consigliere regionale lombardo e vicepresidente della Commissione Speciale per i Rapporti con la Confederazione Svizzera di Regione Lombardia - Anche questo voto cantonale, come già accaduto il 9 febbraio 2014, non avrà applicazioni pratiche. La linea di Regione Lombardia non cambia: giù le mani dai frontalieri!". Chi auspica un intervento del Governo italiano per tornare al dialogo è Sydney Rampani, dell'Associazione Frontalieri Ticino: "Capisco le motivazioni di fondo che hanno portato i ticinesi a votare in questo modo, ma a questo punto l'accordo fiscale Italia-Svizzera non può andare in porto. Ora mi aspetto un intervento del nostro Governo".
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