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Ticino
Frontalieri: stop al ristorno delle imposte
Redazione
16 anni fa
Lo chiedono Lorenzo Quadri e Rinaldo Gobbi secondo i quali ci sono le condizioni per sospendere i pagamenti

Lorenzo Quadri e Rinaldo Gobbi hanno inoltrato oggi una mozione al Consiglio di Stato, con la quale chiedono che venga rivisto l’accordo per il ristorno all’Italia delle imposte alla fonte pagate dai frontalieri.Secondo i due richiedenti le tensioni tra Italia e Svizzera hanno portato ad un inasprimento dei toni, senza che si sia giunti a soluzioni concreti. Logicamente l’Italia non ha nessun interesse a rinegoziare l’accordo, che prevede il ristorno del 38.5% delle imposte pagate in Svizzera dai frontalieri.Tuttavia esistono gli estremi per poter sospendere questi pagamenti. Infatti, come viene riportato sul testo presentato al Consiglio di Stato “E’ opportuno ricordare che l’accordo fra Svizzera ed Italia è stato negoziato in tempi in cui non esisteva la libera circolazione come la conosciamo oggi a seguito degli Accordi bilaterali fra Svizzera ed Unione europea”.Questo accordo fu stipulato quando era in vigore l’obbligo per i frontalieri di rientrare tutte le sere al proprio domicilio in Italia. Con questo ristorno i comuni italiani coprivano i costi derivanti dai lavoratori che lavoravano in Svizzera ma che effettivamente risiedevano in Italia.Dal 2002 però i parametri sono cambiati in quanto, citiamo “i frontalieri non hanno più l’obbligo del rientro a domicilio ogni giorno e possono rimanere durante la settimana in Svizzera, come sancito all'art. 7 dell'Allegato 1 all'accordo CH-UE sulla libera circolazione delle persone”.

Quindi, secondo i richiedenti “E’ evidente che i termini dell’accordo tuttora in vigore, che poggia su una definizione di frontaliere non più attuale, non corrispondono oggi più alla realtà dei fatti. La compensazione a suo tempo prevista per compensare le spese sostenute dall’Italia per opere e servizi pubblici legati all’attività e alla mobilità dei frontalieri che rientravano in patria ogni sera oggi non hanno più la stessa validità, considerato che parte dei frontalieri, dal giugno 2002 (entrata in vigore dell’accordo con l’UE sulla libera circolazione delle persone), rimane sul territorio svizzero durante la settimana e utilizza quindi strutture e servizi della Confederazione e non dei comuni italiani di provenienza”.Inoltre “Questo elemento giustifica pertanto chiaramente una revisione dell’accordo che prevede il riversamento del 38.5% dell’imposta alla fonte e legittima la richiesta di sospendere immediatamente i pagamenti da parte della Svizzera finché non sarà appurato in modo chiaro e definitivo, statistiche alla mano, il numero esatto di frontalieri che, ancora oggi, nonostante la possibilità di risiedere durante la settimana in Ticino, rientrano ancora quotidianamente al loro domicilio in Italia. Subordinatamente, si potrebbe continuare il riversamento della quota di ristorno limitatamente alle persone il cui statuto odierno può da subito essere inequivocabilmente parificabile a quello in vigore al momento della conclusione dell’accordo sui frontalieri”Il testo della mozione conclude infine che “Fino al momento in cui non vi saranno questi dati, si ritiene opportuno, legittimo e giuridicamente fondato sospendere ogni pagamento a favore dell’Italia e impostare un negoziato che tenga conto della reale situazione odierna. Non si rimette in discussione il principio della compensazione, ma è essenziale che quest’ultima corrisponda ad una quota di compensazione equa e certamente diversa da quella negoziata 36 anni fa. Come già sottolineato, una variante di questo tipo è assolutamente giustificata dal punto di vista giuridico, poiché le premesse e le condizioni di base dell’accordo a suo tempo concluso fra le parti sono considerevolmente mutati e si può considerare che non via sia quindi più l’obbligo delle parti di continuare a rispettare tale accordo. La richiesta di modificarlo è quindi assolutamente legittima”

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