
La società italiana alle cui dipendenze vi sono 17 frontalieri "schiavi", scoperti ad alloggiare presso un capannone a Germignaga la settimana scorsa, non può operare in Ticino. Le autorità cantonali si erano già infatti occupate del caso, che coinvolge il titolare della ditta, un 48enne italiano residente nel Bellinzonese. Lo riferisce la Rsi.
Sono due in particolare le autorità cantonali che si sono già chinate sul caso. In primis l'Uffico dell'ispettorato del lavoro che aveva emesso un decreto d'accusa per violazione alla legge federale sui lavoratori distaccati con relativa pena sospesa dopo che la ditta non aveva fornito le informazioni richieste dal Cantone in merito ai contratti e le norme sui salari. Una decisione contro la quale la ditta non aveva mai inoltrato opposizione.
In seguito anche l'Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro aveva sanzionato la ditta. L'azienda è stata multata due volte nella primavera scorsa poiché non ha rispettato le procedure di notifica. Tali contravvenzioni non erano mai state pagate, per cui nei confronti della ditta era stato emanato un divieto di operare in Svizzera.
La società ha poi continuato a fare affari in Ticino attraverso una succursale di Iragna, la cui attività è al momento al centro di accertamenti di natura amministrativa.
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