
Il PLR non condivide la decisione “salomonica” presa dalla maggioranza del Consiglio di Stato di riversare all’Italia solo il 50% dei ristorni dell’imposta alla fonte pagata dai lavoratori frontalieri. Questa decisione rischia infatti di generare non solo nuovi problemi con l’Italia, ma anche con la Confederazione e con il Consiglio federale che sono i partner degli accordi internazionali contro la doppia imposizione.In questo quadro è probabile che Berna provveda direttamente al pagamento assolvendo con ciò i suoi obblighi, rivalendosi poi nei confronti del Ticino e aprendo quindi un pericoloso fronte di ritorsione interno in un momento in cui più che del confronto abbiamo bisogno di una strategia comune con Berna e questo per rafforzare la posizione del Ticino.
Il PLR aveva depositato una mozione che andava nella direzione del congelamento dei versamenti nei confronti dell’Italia, con l’obiettivo politico di operare una pressione verso Berna e l'Italia.
Dal deposito della mozione vi sono stati diversi sviluppi positivi per il Ticino: la commissione delle finanze del Consiglio degli Stati e la Consigliera Federale responsabile sono venuti nel nostro Cantone, hanno riconosciuto l’esistenza del problema e hanno dichiarato la necessità di rinegoziare l’accordo in questione. La Commissione ha inoltre unanimemente deciso di trasformare l’iniziativa cantonale del parlamento ticinese in una mozione all’indirizzo del Consiglio federale, dandole quindi ulteriore forza e legittimità.In aggiunta a questo va anche ricordato che sul fronte italiano si è recentemente mosso qualcosa con la decisione del Parlamento italiano.Alla luce di questi nuovi fatti il PLR ritiene che è preferibile perseguire una strategia comune con la Confederazione considerato che le relazioni sono tra Roma e Berna e non tra Ticino e Italia. La via solitaria e lo scontro con Berna in questo momento rappresenta una strategia perdente che non condividiamo.Rileviamo inoltre che l’asse lega-ppd, che ha già dato risultati negativi in Parlamento e che ora crea tensioni anche all'interno del Consiglio di Stato, con decisioni che potrebbero creare più problemi che vantaggi
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