
La crescita del numero di frontalieri in Ticino nel secondo trimestre sembra avere componenti che vanno ben oltre i fattori stagionali. E nel terziario si registra un boom, con poco meno di 18'000 lavoratori in più da oltre confine nello spazio di un decennio.
Dai dati diffusi dall'ufficio cantonale di statistica emerge che ai tradizionali aumenti nella costruzione (+197 unità rispetto al secondo trimestre 2018) e nei servizi d'alloggio e ristorazione (+432) si affiancano infatti incrementi nei settori delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+389), in quelle amministrative e di servizi di supporto (+392), nel ramo manifatturiero (+264), nel commercio (+218), nella sanità e nell'assistenza sociale (+125).
Per quanto riguarda le cifre totali, il comparto manifatturiero rimane con 15'959 persone il più aperto ai frontalieri: la crescita nell'arco di 10 anni è però solo dell'8%. Ben più consistente è stata la progressione nel commercio (+42% nel decennio a 10'772, vale a dire +3191), delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+173% a 6942, +4400), delle attività amministrative e di supporto (+101% a 5830, +2943) e nella sanità (+53% a 4009, +1384).
Complessivamente i frontalieri attivi nel terziario nel secondo trimestre erano 42'396, pari al 63% del totale di 66'316: dal 2009 è stata registrata una crescita del 71% (in termini assoluti: +17'594). Nel ramo secondario la progressione è stata dell'11% a 23'382 (+2346). Più scarsa è l'importanza del settore primario, con 539 frontalieri (+74%).
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