
In una lunga intervista rilasciata alla Provincia di Como, Sergio Rossi, professore ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all'Università di Friburgo, fa un'analisi della crescita economica del nostro Cantone degli ultimi anni, rimanendo cauto di fronte agli entusiasmi.
Rossi sottolinea che in effetti è aumentato il numero di persone occupate in Ticino, ma molti ricevono dei salari insufficienti per vivere degnamente e la produttività del lavoro non è aumentata di molto, anzi in alcuni settori è pure diminuita. Rossi parla anche di una disoccupazione di "natura involontaria", ossia che non dipende dalla volontà dei disoccupati di lavorare, ma dalla domanda insufficiente nel mercato dei prodotti che spinge le aziende a ridurre la forza lavoro e il livello dei salari, riducendo così la capacità di acquisto dei lavoratori. "Il fatto che le politiche economiche non siano piû orientate al pieno impiego consente alle imprese di dettare le condizioni contrattuali e remunerative ai loro collaboratori che hanno delle qualifiche medio-basse".
Per quanto riguarda il ruolo dei frontalieri, Rossi sottolinea che sono "sempre stati essenziali per lo sviluppo economico ticinese" e si dice contrario a una limitazione del loro afflusso, individuando il problema da un'altra parte: "Il problema di cui soffre l'economia ticinese nel mercato del lavoro non può essere attribuito ai frontalieri, perché spesso essi accettano delle remunerazioni che non permettono di vivere in Ticino. L'origine di questo problema si trova presso quei datori di lavoro che sfruttano ciecamente l'enorme bacino di persone che in Italia non trovano lavoro e che sono disposte a varcare il confine con la Svizzera per lavorare a stipendi superiori a quanto potrebbero idealmente ricevere nel loro paese".
Prima della crisi, evidenzia ancora Rossi, il tasso di disoccupazione nelle province italiane vicino al confine era inferiore a quello ticinese, per cui non vi era grande pressione sul mercato del lavoro ticinese. La crisi di Eurolandia ha invece cambiato le carte in tavola, inducendo un forte aumento della disoccupazione in Italia e il numero di lavoratori che oltrepassa il confine per lavoro. "Da qui una forte pressione al ribasso sui salari offerti dai datori di lavoro in Ticino, che dimenticano spesso e volentieri quanto indispensabile sia versare ai lavoratori delle remunerazioni che consentano loro di acquistare ciò che le aziende mettono in vendita nel mercato dei prodotti".
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