
L’allarme è stato lanciato dall’amministratore del gruppo gruppo Facebook “Frontalieri Insubria” Sydney Rampani: “C’è qualcosa che non va nel sistema produttivo ticinese. Da un lato cala il numero di frontalieri dall’altro aumentano i residenti in assistenza. Cosa ci dobbiamo attendere da qui ai prossimi mesi?”.
I dubbi, tra i frontalieri sono tanti soprattutto in vista delle elezioni cantonali di aprile. E a complicare le cose - rimarca La Provincia di Como – c’è la disparità salariale tra frontalieri e residenti nei comparti dove non vige ancora un CCL. Dai dati del “Panorama statistico del mercato del lavoro ticinese” emerge infatti che in media un frontaliere guadagna dai 300 ai 1300 franchi in meno rispetto ad un collega svizzero con le medesime mansioni.
“E in questo quadro decisamente poco confortante c’è da registrare anche il fatto che dal 2017 nel Cantone di confine il 50,7% degli occupati è straniero e di questo 50,7% il 27,5% è rappresentato da lavoratori frontalieri”, rammenta il foglio lariano. “Una manna per i partiti - come la Lega dei Ticinesi e l’Udc - che da anni urlano ai quattro venti, in realtà con scarsi successi, lo slogan Prima i nostri!”.
“Il problema è che dove non c’è un CCL le regole sono difficilissime da stabilire – ha spiegato Rampani al quotidiano comasco – Purtroppo da tempo fa gioco puntare il dito contro i frontalieri quando in realtà i veri problemi i nostri vicini ce li hanno in casa”.
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