
Il Ticino ha finalmente il suo strumento di disciplina finanziaria. Dopo un decennio di discussioni, il Parlamento ha approvato oggi il famoso freno al disavanzo. A spuntarla tra i vari modelli in discussione, è stato quello sostenuto dalla maggioranza del centro-destra formata da PLR, PPD e Lega. Con 55 voti favorevoli e 27 contrari, il Gran Consiglio ha infatti approvato il rapporto di maggioranza sottoscritto da Fabio Bacchetta-Cattori. Per il no si sono schierati Socialisti e Verdi, sostenitori del messaggio varato dal Consiglio di Stato, e l'UDC, che per risanare le finanze cantonali ha riproposto il freno alla spesa.
Sarà però il popolo ad avere l’ultima parola sul rapporto di maggioranza. Con 62 voti favorevoli, 19 contrari e due astenuti il Gran Consiglio ha infatti votato a favore dell'inserimento del principio del freno al disavanzo nella Costituzione. Unici contrari al meccanismo, i leghisti, per i quali era invece sufficiente una modifica legislativa.
Il rapporto di maggioranza approvato quest’oggi e sul quale i ticinesi dovranno esprimersi, prevede che il deficit a preventivo del Cantone non superi il 4% dei ricavi. Nel caso in cui questa soglia venga superata, ecco che il Parlamento sarà chiamato a esprimersi sul rialzo del moltiplicatore cantonale. Con un imperativo: per aumentarlo, saranno necessari i sì dei 2/3 dei deputati.
Durante il dibattito Laura Sadis ha sottolineato l'importanza di votare a favore del freno al disavanzo: “Dopo 20 anni di discussioni, il Ticino può finalmente contare su uno strumento di disciplina finanziaria che garantirà ai ticinesi quella trasparenza necessaria”.
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