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Ticino
Fraschina lascia a soli 40 anni. Perché?
Redazione
11 anni fa
Il deputato leghista non si è ricandidato. "All'inizio erano tutti sorpresi, ma hanno accettato la mia decisione"

A soli 40 anni, Stefano Fraschina ha deciso di appendere le scarpette della politica al chiodo. Una scelta, la sua, che ha destato stupore tra i suoi colleghi di partito, la Lega dei Ticinesi, ma anche nell'opinione pubblica: come mai un giovane rampante della politica, con già all'attivo due legislature in Consiglio comunale a Lugano e una nel Parlamento cantonale, si ritira così presto dalla corsa?

Abbiamo quindi girato la domanda al diretto interessato, chiedendogli pure di stilare un breve bilancio della sua esperienza politica.

Signor Fraschina, come mai ha deciso di non ricandidarsi? A 40 anni è già stanco della politica?

No, non mi è passata la voglia di fare politica, ma nella vita arrivano dei momenti in cui è giusto fare delle scelte, a livello famigliare e anche in prospettiva professionale. Mi sono sposato un anno e mezzo fa e sul lavoro sono molto sollecitato, per cui ho preso la decisione di fermarmi un attimo. Invece di fare tre cose male, meglio farne due bene.

Non si tratta quindi di un addio alla politica.

No, perché la politica mi ha sempre interessato e mi interessa ancora. Tornerò sicuramente a mettermi in gioco nel mio nuovo Comune in Valle di Blenio e, chissà, magari un giorno nuovamente anche a livello cantonale. La voglia c'è, le motivazioni anche. Ma al momento sono convinto di aver preso la decisione più giusta.

Come hanno reagito i suoi colleghi di partito?

All'inizio erano sorpresi, soprattutto per la mia età. Ma mi hanno lasciato il tempo di decidere con calma ed hanno accettato la mia decisione.

Che bilancio può stilare del suo periodo in Gran Consiglio?

È stata un'esperienza arricchente, come lo sono stati gli 8 anni in Consiglio comunale a Lugano. Ho conosciuto un ottimo ambiente, ho lavorato bene con molte persone. Magari mi sarei aspettato qualche segnale di concretezza in più dai lavori parlamentari. Penso in particolare alla revisione dei compiti dello Stato, un tema sul quale mi sono mosso più volte. Purtroppo devo constatare che la cosa langue, che si fa una tremenda fatica a capire che se non mettiamo mano in modo deciso ai compiti dello Stato non riusciremo a raddrizzare la rotta finanziaria del Cantone. Perché è chiaro che ci sono sempre maggiori richieste, che la popolazione vuole sempre di più. Ma questo al momento attuale non è possibile, bisogna prima razionalizzare le risorse dello Stato. Ecco questo è un aspetto che mi ha un po' deluso.

Chi sono i colleghi che ha apprezzato di più? E di meno?

Mah, posso dire di essermi trovato bene con tutti. È inevitabile che con i colleghi di fazioni opposte ci siano concezioni diverse della politica, che portano ad avere a volte difficoltà nei rapporti, ma non sono uno che cerca lo scontro.

Secondo lei è vero che la Lega ha portato a uno scadimento dei toni del dibattito?

La Lega ha portato avanti, e continuerà a farlo, un determinato discorso con toni decisi. Piuttosto mi sembra che adesso siano saliti tutti sul carro dei programmi leghisti degli anni scorsi. Persino i socialisti si sono accorti del problema dei frontalieri. Ma dopo 20 anni non siamo più lì a guardare se con i nostri toni diamo fastidio, queste sono discussioni fini a sé stesse che non portano a nulla.

Quale sarà secondo lei l'esito delle elezioni? La Lega confermerà i due seggi?

Io sono molto fiducioso. I nostri consiglieri di Stato hanno mostrato senso di responsabilità, basti vedere quanto ha fatto Claudio Zali nel suo comunque breve periodo di Governo e l'enorme lavoro svolto da Norman Gobbi in un dipartimento davvero difficile.

Ci sembra di capire che, se un giorno dovesse tornare, lo farà ancora nei ranghi della Lega.

Certo, sono nato leghista e sarò leghista fino alla fine.

Andrea Stern

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