
In questo periodo di crisi i mercati sono quanto mai sotto pressione e da qualche mese è cominciata una lotta serrata all’inflazione. Questo sta producendo in svizzera un fenomeno nuovo per la sua portata: ovvero un rafforzamento del franco sull’euro a livelli record, che finora non si erano mai visti.
Si tratta di una progressione parabolica che in poco tempo ha portato 1 franco a valere 0.9 centesimi di euro al record toccato il 28 settembre: con 1 franco a 1 euro e 05 centesimi, oggi sceso a 03. Un rafforzamento progressivo quello registrato dal franco in questi mesi che per gli uffici cambio del cantone si sta traducendo in un periodo di affari d’oro. “Quest’estate è stata anomala, da giugno in poi l’affluenza è stata maggiore. Non sono arrivati solo frontalieri ma anche ticinesi che hanno deciso di acquistare l’euro”, spiega Silvia Sorgato, responsabile di Eurolandia SA.
Ma perché il franco si sta rafforzando in questo modo? L’elemento cardine è l’inflazione: la crisi globale, unita alle decisioni monetarie delle grandi banche centrali sui tassi, hanno portato a un vero e proprio strapotere del dollaro, a un crollo mai visto per l’euro, per la sterlina lo yen giapponese e lo yuan cinese e a una collaterale corsa al franco svizzero, da sempre considerata come valuta rifugio.
Il risultato? Se le valute di mezzo mondo crollano dollaro e franco si impennano. Secondo la Banca Nazionale Svizzera, questo è un bene. La forza del franco fornisce una parziale protezione contro l’inflazione galoppante e l’aumento dei tassi di riferimento. In questo modo, non solo i cittadini elvetici mantengono un maggiore potere d’acquisto all’estero, ma anche le aziende importatrici possono permettersi di acquistare servizi o beni, come l’energia, contando su una moneta forte che evita l’aumento dei prezzi che rischierebbe, altrimenti, di ripercuotersi sugli utenti finali.
Malgrado ciò, però, in agosto la Svizzera ha comunque registrato un tasso d'inflazione record del 3,5%, ben al di sopra dell'obiettivo di stabilità dei postulati dalla BNS, che si colloca tra lo 0 e il 2%. Il dato, ad ogni modo, è notevolmente inferiore al 9,1% della zona euro e all'8,3% degli Stati Uniti. Ma è notizia di ieri che la Bns per la prima volta da anni avrebbe ceduto divise per 5 milioni di franchi, al posto che acquistarle come fatto finora. Segnale che colpisce, considerando che gli ultimi acquisti erano ammontati a 21 miliardi fra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 e addirittura di 110 miliardi nel 2020.
Per approfondire il tema, i colleghi di Teleticino hanno intervistato Lino Terlizzi, editorialista del CdT.

