
4 anni di carcere ed un trattamento psico-terapeutico ambulatoriale. È la pena che la Corte delle Assise Criminali ha inflitto a Francesco Jelmini. Il 48enne ex avvocato e notaio è stato ritenuto colpevole di appropriazione indebita aggravata e semplice, falsità in documenti e amministrazione infedele. Per un totale di 233 reati. “Sono gravi le sue colpe” ha dichiarato la presidente della corte Giovanna Roggero Will durante la lettura della sentenza che ha poi spiegato: “Gravi per l’impressionante numero di reati, per il lasso di tempo durante il quale li ha commessi – quasi 4 anni – per l’entità – 70 milioni totali di malversazioni per un danno totale di oltre 6 milioni. E sopratutto per il fatto che in 115 episodi, lei ha commesso dei reati in qualità di pubblico notaio.” Grave anche il "movente". Infatti secondo la corte Francesco Jelmini ha agito per puro spirito di lucro. L’ex notaio ha malversato per mantenere un alto standing professionale e personale. Per coprire i buchi del suo prestigioso studio legale di facciata e per condurre una vita al di sopra delle sue effettive possibilità finanziarie. La pena sarebbe stata ancora più pesante, ma Jelmini, la corte, ha dovuto riconoscere il 40% di scemata responsabilità, come d’altronde indicava la perizia psichiatrica. A togliere 3 mesi di carcere anche un’altra attenuante tenuta conto nella sentenza. Quella della grave angustia. Nel 2003 quando Jelmini stava facendo carte false per cercare di restituire un prestito di 4,8 milioni ha agito in una situazione di grave angustia. Accolte dalla corte inoltre tutte le richieste della parti civili. L'avvocato difensore Luigi Mattei ha da parte sua dichiarato che "questa è una sentenza che non merita un ricorso in Cassazione. Finalmente - ha aggiunto - si conclude questa vicenda che per molti versi è stata davvero dura sia per il mio assistito che per chi gli stava vicino".[email protected]
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