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Il ricordo
Francesco Guccini: «Il tempo fugge, ma bisogna continuare a cercare»
Redazione
un giorno fa
Nell’intervista concessa nel 2023 a Teleticino per lo Sconfinare Festival di Bellinzona, il cantautore racconta Pavana, il rapporto con il Ticino, la vecchiaia e le domande che hanno attraversato tutta la sua opera

Francesco Guccini se n'è andato all'età di 86 anni, lasciando dietro di sé un'eredità importante nel panorama della musica e della cultura italiana. Nel 2023, in occasione dello Sconfinare Festival di Bellinzona, dove era ospite d'onore, il cantautore è stato protagonista di una lunga intervista rilasciata a Teleticino. Guccini ha ripercorso il suo legame con il Ticino e la Svizzera, riflettendo sul tempo, sull'invecchiamento e sul significato della ricerca, alternando ricordi personali, citazioni letterarie e momenti di grande ironia.

La sua Pavana

Il racconto parte dalla sua Pavana, una frazione del comune di Sambuca Pistoiese, nell’Appennino Tosco-Emiliano, un borgo che ha scelto come casa nel 2000. «Qui non c'è traffico. L'altro giorno ero a Verona: c'era un mucchio di gente, un turismo infernale. Con la gente ormai mi spavento. Qua non c'è». A Pavana il cantautore conduce una vita lontana dai riflettori: si sposta poco, frequenta gli amici. La maculopatia gli ha impedito di leggere, una delle sue grandi passioni. «È una grande mancanza che ho. Guardo la televisione, non ascolto musica. Tutti mi chiedono se ascolto musica: no, non la ascolto. Non tocco più la chitarra, è lì appoggiata al muro. Vado invece spesso a mangiare fuori con gli amici. Andiamo a cercare qualche nuova trattoria».

Il tema del limite

Ma come si affronta il problema del limite? La vecchiaia, la difficoltà di leggere e muoversi…«È natura, è l'ordine delle cose. Ho 83 anni: quanti ne vivrò ancora?», risponde Guccini, che non ha mai smesso di interrogarsi sul significato profondo dell'esistenza. Un tema ricorrente anche nelle sue canzoni e nei suoi libri: l'uomo cerca qualcosa che resta sempre in parte irraggiungibile. La ricerca di risposte, dice, nasce proprio dalla consapevolezza della morte: «Gli animali non sanno di dover morire. Noi sì. È questa la fregatura».

Il rapporto con il Ticino

Guccini ha ricordato anche il suo rapporto con il pubblico ticinese, definendolo «affettuoso e caldo». Ha suonato a Lugano, Bellinzona ma anche in Svizzera interna. «Non posso dire di conoscere bene la Svizzera. Ma qui ho fatto il mio primo viaggio all'estero, nel '60, '61 o '62, non mi ricordo». Guccini aveva circa 20 anni. «Eravamo emozionati perché era il primo viaggio all’estero. Sono tornato da provinciale quale ero, e quale in parte sono ancora oggi. Mi colpivano le piccole cose: le cassette postali gialle invece che rosse, come in Italia, oppure la domenica vedere i padri girare con i bambini e un fucile mitragliatore appoggiato alle spalle in esercitazioni militari. Piccoli dettagli, ma niente di più».

Il tempo

Parlando del tempo ha richiamato Orazio e il suo carpe diem: «Sui vecchi orologi a pendolo una volta c’era scritto sempre «tempus fugit»: il tempo fugge. Orazio, in una sua meravigliosa ode dedicata a Leuconoe, dice di non stare a chiedersi quanti inverni gli dei ci abbiano concesso. Non chiederti se saranno ancora tanti o se questo sarà l’ultimo. «Sapias», sii saggia. «Vina liques», versa il vino. «Carpe diem»: sono due parole di una bellezza straordinaria, quasi intraducibili. «Afferra il giorno»? «Cogli l’attimo»? Ci vuole il latino, non c’è niente da fare». Parlando della dimensione spirituale, Guccini aggiunge: «È ovvio che, se uno è credente, dà una risposta. Io sono onorato dell’amicizia del cardinale Zuppi, il cardinale di Bologna. È venuto anche a mangiare qui. E lui dice che nelle mie canzoni sente una persona che cerca, che si fa delle domande».