
Frana, omicidio e lesioni personali. Questi i tre reati, tutti di natura colposa, contestati dal sostituto procuratore Sveva De Liguoro ai sei indagati per la frana dello scorso 18 marzo 2017 sulla statale 34, costata la vita al 67enne farmacista svizzero Roberto Rigamonti. Oltre a Rigamonti, una coppia di fidanzati era rimasta ferita nell'incidente.
Come riporta Vco24, gli imputati rinviati a giudizio sono: il sindaco di Cannobio e presidente dell’Unione dei comuni del Lago Maggiore Giandomenico Albertella; i manager di Anas Valter Bortolan, Raffaele Celia e Nicola Montesano; i fratelli Ruggiero e Susanna Scheller, proprietari del terreno sovrastante la strada dal quale, in località Puncetta di Cannobio, si staccarono 90 metri cubi di rocce e detriti.
Le parti offese identificate dalla Procura sono la moglie e il figlio di Rigamonti e i due fidanzati che occupavano l’auto colpita dai massi, ma anche frontalieri, commercianti ed esercenti potrebbero costituirsi parte civile per gli effetti causati dalla frana, che ha tenuto chiusa un'importante arteria internazionale per molti mesi.
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