
Per ora il 42enne informatico arrestato martedì notte al valico del Gaggiolo resta l'unico indagato per la morte di Nadia Arcudi, la 35enne maestra di Stabio ritrovata morta domenica 16 ottobre nei boschi di Rodero (CO).
Ma tra gli inquirenti, secondo quanto scrive oggi il Corriere del Ticino, si sta facendo strada l'ipotesi che il cognato potrebbe non avere agito da solo in quella villetta di via Cava. Risulta infatti poco credibile che una sola persona abbia potuto trascinare il corpo senza vita della maestra dalla camera da letto al piano superiore fino al garage e poi in auto. A sollevare dubbi sono sia il volume e il peso del carico trasportato, sia la conformazione interna della casa, sia la disposizione degli arredi, che sarebbero stati ritrovati praticamente tutti al loro posto.
Il 42enne non avrebbe finora fornito elementi a supporto di questa tesi, ma gli inquirenti stanno seriamente battendo la pista della presenza di più di una persona durante il trasporto del corpo. O forse anche prima: al momento i dubbi da dissipare restano ancora molti e nessuna pista può essere esclusa. Resta tuttavia ben poco plausibile la versione spiegata agli inquirenti dal 42enne, ovvero che avrebbe trovato Nadia morta in casa e avrebbe deciso di occultarne il cadavere per evitare un dispiacere ai parenti.
Per capire chi possa essere questa eventuale terza persona, sarà ora importante per la procuratrice pubblica Pamela Pedretti capire il movente del delitto. Le ipotesi principali restano sempre due, quella di carattere economico e quella passionale. Nessuna delle due piste avrebbe però finora trovato elementi di supporto.
Intanto nelle prossime ore dovrebbe giungere in Ticino la salma della vittima. Gli inquirenti elvetici sono intenzionati ad eseguire a loro volta l'autopsia, dopo che quella effettuata dai colleghi italiani ha ricondotto ad un edema polmonare la causa del decesso.
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