
Tutto chiuso per un altro mese. A soffrire non sono solo bar e ristoranti, ma anche i fornitori, che sono costretti a buttare valanghe di merci. Teleticino ha raccolto la testimonianza della titolare della Cereghetti bibite di Rancate per sapere come sta vivendo questo momento il settore. Nel magazzino della ditta sono impilati diversi fusti di birra, da 70 franchi l’uno. Fusti che andranno gettati visto che scadono a fine e mese e non potranno essere utilizzati con i ristoranti chiusi. “Tutta questa merce dovremo buttarla perché non possiamo ritornarla al fornitore”, racconta Simonetta Cereghetti. E anche se i ristoranti riaprissero tra un mese, il problema non si risolverebbe comunque. “I ristoratori vogliono la merce con un minimo di scadenza di tre mesi. Noi non possiamo dare bibite che scadono dopo un mese perché i ristoratori non sono sicuri che venderanno tutto in quel mese”.
A giugno e luglio, con le riaperture, è stata ordinata tanta merce perché le cose stavano andando bene. Poi sono entrate in vigore nuove limitazioni e “al posto di prenderci 20 o 30 fusti di birra, ce ne prendevano 5 o 6”, prosegue Cereghetti. Le bibite in esubero sono quindi rimaste lì. “Per noi è un danno perché al momento della scadenza non ci viene rimborsato più nulla. Abbiam perso un bel po’ di soldi”. Essendo grossisti, la merce può essere solo ordinata in grande quantità. La ditta non vede quindi una luce in fondo al tunnel. “Non riusciamo a pianificare quello che è il nostro fabbisogno perché non sappiamo se riusciamo a smaltire la merce”.
L’azione ora è rivolta ai privati per evitare di buttare tutto, con i camion che fanno servizio a domicilio. “È quello che ci sta salvando in questo momento. Se non avessimo questo servizio, avremmo già chiuso”, conclude Cereghetti.
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