
Negli scorsi giorni è stato formalizzato ieri l’accordo di collaborazione tra Confartigianato Como e Confartigianato Varese con il quale si allargano il consenso e il perimetro del progetto di legge “Aree di Confine” per aumentare il netto in busta a favore dei dipendenti italiani (vedi articoli suggeriti). L’obiettivo dichiarato è quello di limitare il dumping salariale e, soprattutto, la fuga della manodopera.
È soprattutto la perdita di capitale umano, attratto dagli stipendi svizzeri, a preoccupare i dirigenti di Confartigianato. “Noi formiamo i dipendenti, gli facciamo acquisire competenze specifiche e poi li vediamo migrare verso il Ticino dove gli stipendi sono decisamente più alti”, ha dichiarato a La Regione Marco Galimberti, presidente di Confartigianato Imprese Como.
A fargli eco, dalle colonne de La Provincia di Como, è l’industriale di Olgiate Comasco Ermanno Borghi: “Formiamo i tecnici e le imprese svizzere ce li sottraggono”, è in sostanza il suo grido d’allarme, condiviso da molti industriali comaschi e varesini. Da qui il progetto di legge che prevede un regime fiscale incentivante per i lavoratori che risiedono in Italia che a breve verrà sottoposto all’attenzione di altri territori di confine.
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